TAV SI – TAV NO, SVINCOLI SI – SVINCOLI NO. TERRORE O TIMORE? PREVENZIONE O REPRESSIONE?
Mariarita Signorini, membro del Consiglio nazionale di Italia Nostra, di recente, ha passato in rassegna gli ultimi avvenimenti relativi alla TAV Torino –Lione. In sintesi, il Governo Hollande ha scoperto che l’inesistenza della copertura finanziaria delle grandi opere avviate da Sarkozy; occorre stabilire delle priorità. Si discute della linea Torino - Lione. Molti studiosi francesi indipendenti esprimono forti dubbi sul progetto;in Italia silenzio, dato il peso degli interessi a queste fontane di soldi pubblici. È in gioco una gerarchia di progetti determinata sulla base di valutazioni economiche e finanziarie trasparenti, democraticamente conoscibili e discutibili.
In particolare, il quadro macroeconomico (per entrambi i paesi) richiede che ogni euro di spesa pubblica sia indirizzato a creare la massima occupazione possibile, il più rapidamente possibile. È necessario rilanciare la domanda interna e farlo rapidamente. I lavoratori spendono subito, non possono accumulare. Le grandi opere hanno caratteristiche opposte: per ogni euro creano poca occupazione rispetto alle piccole opere e alle manutenzioni, e la creano nel lungo periodo. Poi il settore ferroviario richiede molti più soldi pubblici di quello stradale, nonostante le sue benemerenze ambientali, che spesso vengono sovrastimate e non certo in modo innocente. Speriamo che il governo Monti faccia tesoro di quest’evoluzione francese, e si decida a fare un po’ di analisi economiche indipendenti e comparative, cosa mai fatta finora da nessun governo (Marco Ponti “Il Fatto Quotidiano” 13/07).
Scioccante l’articolo di Ferruccio Sansa e Carlo Tecce nello stesso numero de Il Fatto Quotidiano. Gli autori ricordano l’ultimo titolo sulla TAV in Le Figaro “Tav l’Italia resta sola”. Infatti, prima di Hollande, erano una serie di progetti senza avere fissato i necessari finanziamenti. Il Governo, pertanto , non potrà che rinunciare ad alcune opzioni,in tal senso il Ministro del Bilancio francese Jerome Cahuzac. Secondo Le Figaro bisogna rivedere tutti i progetti riguardanti le grandi opere pubbliche ma, soprattutto, mettere sotto tiro la Rennes – Brest, la Nizza – Marsiglia e per ultima, non certo per importanza, la Torino – Lione. Proprio quest’ultimo intervento andrebbe rivisto con cautela a causa degli impegni, già assunti, proprio con l’Italia.
Voci di corridoio parlano già di una grande opera il cui progetto non potrebbe neanche essere preso in considerazione a causa degli elevati, forse anche eccessivi, costi. Si tratta di 12 miliardi di euro. Di più, il trasporto delle merci, sulla tratta Torino – Lione, sembra scendere a dismisura con il passare degli anni: 11 milioni di tonnellate nel 2000 contro i 4 registrati nel 2011.
In realtà, come afferma il Ministero del Bilancio, “ numerosi progetti annunciati dal precedente Governo di centrodestra ( Sarkozy) non sono stati sufficientemente preparati e i costi sono stati sottovalutati”.
Il problema contagia la TAV in Val di Susa. Italiani e francesi sostengono la necessità di dover proseguire l’opera, anche per gli accordi presi. Tuttavia, si potrebbe pensare ad una strategica e astuta manovra politica per ottenere consistenti aiuti dall’Europa - in vista dell’aumento del bilancio europeo e dell’approvazione dei project bond per le grandi infrastrutture.
A Palazzo Chigi non sono eccessivamente preoccupati e fanno sapere che il progetto è valido solo se svolto insieme alla Francia.
Secondo il Commissario straordinario per il TAV , Mario Virano, si tratta solo di dicerie: le autorità francesi, con cui è in contatto, assicurano che si andrà avanti.
Come ha raccontato il Fatto, l’Agenzia Nazionale per l’Ambiente francese sostiene che il dossier sulla Lione – Torino “ ha un carattere incompleto , il suo grado di coerenza e di precisione è spesso inferiore a quello che ci si potrebbe attendere da uno studio di impatto riferito a un’opera di questa portata”- malgrado ciò, in Italia non si pensa di rimettere in discussione il progetto e, correlativamente, i soldi stanziati.
A ben vedere, il Governo deve decidere se (ri)dare la precedenza ai microinterventi, ovvero a tutte quelle strutture che rendono vivibile e florida una città ( porti, strade, aeroporti, musei… fino all’alveo dei fiumi e agli invasi). In tal senso l’Assemblea nazionale dell’Associazione bonifiche, con il Presidente Massimo Gargano.
Lo spartiacque è costituito dalla cosiddetta “legge obiettivo” del 2001: il piano delle grandi opere è un fallimento. Secondo Fastigi (Formazione addestramento scienza tecnologia ingegneria gallerie e infrastrutture), fondata nel 2002 al fine di seguire da vicino la realizzazione delle grandi opere, solo il 3,4% delle grandi opere sono state ultimate, cioè soltanto 28 opere su 188 sono state portate a termine, e ,fra queste, nemmeno le più importanti. Tutte le altre sono o in fase di costruzione o di progettazione, di gare o di affidamento.
Oltre 45 miliardi sono previsti per lavori in corso e, a piano immutato, dopo il 2015 la spesa supererebbe 94 miliardi di euro.
Le opere più note non completate sono: la Salerno - Reggio Calabria con la società costruttrice , Anas, che trova ancora credito a livello governativo; l’autostrada Livorno – Civitavecchia che si snoda tra contestazioni e costi: alle stelle!. La cifra iniziale, prevista per la realizzazione dell’opera, nel 2001, ammontava a 1 miliardo 859 milioni di euro, diventati, poi, nel 2007, 2,9 miliardi (Rapporto sulle Infrastrutture prioritarie), aumentati ancora nel 2008 a 3,6 miliardi e, infine, nel documento di economia e finanza del 30 aprile 2011, “migliorati” a 3,8 miliardi di euro.
Per la variante di valico tra Barberino del Mugello e Sasso Marconi sono in ballo 66 Km da 16 anni. Una frana gigantesca minaccia la galleria Val di Sambro e si sta disallineando il tratto tra la galleria e l’autostrada.
In Italia la situazione è drammatica. Al Ministero degli Interni si teme che gli abitanti della Val di Susa, aggrediti da un’opera a percorso incerto, via via cangiante, occupino i siti di impianto del cantiere. Nonostante i timori, la Repubblica di fine luglio racconta di una manifestazione pacifica.
Gad Lerner, Giuliano Ferrara, Paolo Mieli e Zingales continuano a parlare di spread, di monetarismo, il linguaggio della scuola liberale di Friedman. Il discorso economico soppianta i valori e principi della Carta costituzione. La Costituzione economica cancella la Costituzione giuridica. Il Governo chiede ad alcuni costituzionalisti se, in caso di guerra economica, le elezioni potrebbero essere differite, come via via si differisce nel tempo il problema degli esodati.
A Messina l’ingegnere Sciacca, Capo del Genio Civile, desidera conoscere la relazione sismica commissionata all’Università di Messina sullo svincolo di Giostra , magli è vietato. Si dimentica, ancora una volta, che l’area dello Stretto è a rischio sismico, pertanto i poteri, concessi in via straordinaria, come per lo svincolo di Giostra, non possono essere esercitati in deroga alla tutela del territorio e della privata e pubblica utilità che rischia di essere irreversibilmente compromessa.
Solo oggi sarà ufficiale il parere del Genio Civile. Si pone una domanda di fronte alla classica alternativa, prevenire o reprimere, se l’imponente opera rappresenta un pericolo per la pubblica utilità, perché è stata consentita la prosecuzione dei lavori?