TERZO INCONTRO DOPOSCUOLA PER I BAMBINI ROM PROMOSSO DALLA RETE KHORAKHANE

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI LIVIA SATULLO



La maggior parte degli abitanti del Campo di San Ranieri proviene dal Kosovo e dal Montenegro da dove è  fuggita per scampare alla guerra. I primi invece, sono giunti a Messina circa venti anni fa, dopo aver soggiornato nei campi di altre città italiane. Da tempo, sin dal 1999, l’Amministrazione promette loro di trasferirli in un nuovo campo in zona Pistunina, ma l’inerzia e il disinteresse dell’Amministrazione per non dire l’insofferenza e l’odio nei confronti della Comunità, provenienti dagli stessi amministratori locali, ha da sempre impedito una qualsiasi evoluzione della disastrosa e vergognosa situazione in cui versano i rom.

La Comunità rom che vive a Messina nel Campo di San Ranieri ha fatto parlare di sé più di una volta. L’Eco del Sud se n’è già occupato in precedenti occasioni entrando in contatto con la Caritas e la responsabile Suor Gabriella.

Questa volta il nostro giornale ha incontrato Marilin Mantineo, una giovane studentessa di Scienze Politiche , membro di quello che da circa un anno si è costituito in gruppo informale “Rete Khorakhanè”. Da circa 4 anni e mezzo un gruppo di volontari si occupa di aiutare i bambini rom del campo di San Ranieri con una sorta di doposcuola pomeridiano Il gruppo “storico” è composto da una decina di persone di età compresa tra i 18 e 30 anni provenienti da realtà diverse: scout, Gi.fra, impegno politico. Introdotti nel campo e iniziati alle prime esperienze dalla Caritas Diocesana e in particolare da Suor Gabriella, i componenti del gruppo se ne sono poi distanziati per creare un gruppo autonomo. Pur rimanendo in contatto con le due realtà più attive a favore della Comunità rom, la Caritas e l’ARCI, la rete lamenta di non essere considerato sempre un interlocutore alla pari nonostante lo sforzo che da esso proviene e le numerose iniziative promosse. Tuttavia una generale convergenza di vedute permette alle associazioni di coesistere e collaborare facendosi promotori di iniziative parallele su più fronti. L’attuale gruppo è composto da una trentina di persone, di differenti età ed esperienze: studenti, insegnanti,uomini e donne impegnati in parrocchie o partiti. La strada che la Rete Khorakhanè tenta di percorrere va oltre il paternalistico supporto assistenziale alla Comunità per concretizzarsi come vera lotta politica, per non dire civile.

La rete Khorakhanè lavora sul campo, andando a visitare i rom, penetrando la loro realtà, tentando di immergersi se non per comprendere almeno solo per conoscere il mondo magico di questa cultura. “La maggior parte delle cose che abbiamo imparato sui rom e che abbiamo costruito in questi anni”, sostiene infatti Marilin, “sono state frutto della nostra esperienza diretta.  Le famiglie rom di Messina ci hanno aperto non solo le loro case, ma i loro cuori: ci hanno affidato i loro figli, ci hanno trattenuti a lungo nelle loro case raccontandoci di loro e curiosi di sapere delle nostre vite, ci hanno osservati attenti ai nostri cambi di umore rimproverandoci, anche, quando mancavamo ai nostri appuntamenti”.

Mercoledì 25 novembre ha avuto luogo il terzo incontro dell’anno di doposcuola. Dalle 18,30 alle 21 presso i locali della Casamatta di Via S.Paolo dei disciplinati 21. La risposta è stata più che buona sia da parte dei nuovi volontari che delle insegnanti che hanno collaborato numerose, provenienti dalla scuola elementare “Tommaso Cannizzaro”.

Oltre al doposcuola il gruppo ha organizzato due Grest estivi, nel 2008 e nel 2009 nella parrocchia di Pompei riunendo insieme ai bambini rom, bambini messinesi e originari da Filippine, Messico, Ecuador. Tra i progetti futuri, ci dice Marilin, “stiamo cercando di riunire le forze per iniziare un corso di alfabetizzazione diretto alle donne del campo rom, e altre attività con gli adolescenti che hanno interrotto gli studi. Per parlare della nostra esperienza ai nuovi “volontari” e per meglio introdurli alla realtà del Campo, abbiamo deciso di organizzare una serie di incontri settimanali mettendo a disposizione le nostre conoscenze ed esperienze e confrontandoci con alcune delle insegnanti dei bambini.”

In questa realtà rimane problematico l’atteggiamento che l’amministrazione locale assume nei confronti della delicatissima situazione. “Non abbiamo alcun rapporto con le istituzioni cittadine”, ci dice Marilin, “durante l’estate l’onorevole Caroniti è venuto ad un incontro pubblico al campo, promettendo impegno concreto, ma nulla è stato fatto in questa direzione. Grazie a fonti più che attendibili siamo venuti a conoscenza del progetto imminente di sgomberare il campo: la scorsa settimana erano già pronte le ruspe e i vigili, ma grazie a pressioni politiche di Arci e Caritas si è rimandato il tutto. Qualcuno ha sapientemente fatto notare al sindaco Buzzanca che la promessa fatta appena eletto di risolvere la questione rom sembrava in qualche modo cozzare con un eventuale sgombero e con i conseguenti disordini che non sarebbero stati un ottima propaganda politica”.

La ferita resta ancora dolorosamente aperta nel cuore della nostra città.

 

 

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