UN SECOLO FA MORIVA ANGELO MAJORANA

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI ANTONINO BLANDINI



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ANGELO MAJORANA


Mercoledì 9 febbraio 1910 moriva a Roma Angelo Majorana, insigne giurista, grande statista, patriota, sociologo, sicilianista, scrittore e uomo politico nato a Catania, il 4 dicembre 1865, da una famiglia molto nota e straordinaria, figlio di 7 figli, 5 maschi e 2 femmine. Il padre Salvatore Majorana Calatabiano era stato giornalista, economista docente universitario, ministro dell’agricoltura e senatore del Regno; erano suoi fratelli, i celebri Giuseppe, Quirino, Dante e Fabio.

   Precocissimo d’ingegno e negli studi, Angelo conseguì la maturità classica a 12 anni e a 16 si laureò in giurisprudenza a Roma, dove fu segretario di papà, frequentò la famiglia reale e la migliore società del tempo, facendo conferenze e scrivendo articoli per alcuni giornali. A 19 anni, da avvocato civilista e penalista, patrocinò in Cassazione la sua prima causa civile. Due anni prima era diventato professore pareggiato di diritto costituzionale e, successivamente, preside della facoltà di Legge e, a 29 anni, magnifico rettore del Siculorum Gymnasium. A 21 anni vinse la cattedra di 3 concorsi! Scelse Catania. Impareggiabili i suoi saggi nella prestigiosa “Antologia Giuridica” diretta da Pietro Delogu.

   In politica rivelò doti veramente eccezionali, anzi uniche. Nel 1893 divenne consigliere comunale, assessore, pro-sindaco di Catania e riordinò le dissestate finanze del Comune; 2 anni dopo fu eletto deputato per il partito liberale nel collegio di Nicosia; fu rieletto fino alla morte. Acuto ed affascinante gentiluomo, si distinse anche per l’austerità di costumi, e l’eleganza nel portamento e nell’oratoria, e l’amore per la musica e le lettere.

   Da uomo politico, conquistò subito una brillante posizione alla Camera con una riforma del dazio consumo. Nel 1902, fu relatore del disegno di legge per la municipalizzazione dei pubblici servizi; il testo fu tradotto in francese, in tedesco e inglese. Nel 1904 fu nominato da Giolitti, che lo stimava enormemente, ministro delle Finanze, dopo essere stato sottosegretario, e rimase tale anche sotto i successivi governi fino a che, col terzo gabinetto Giolitti, divenne titolare anche del Tesoro. A lui si devono l’inizio della riforma delle tasse sugli affari e di quella dei tributi locali. Fu elogiato e ammirato in Parlamento, il 29 giugno 1906, per la presentazione della legge “per la conversione della rendita”, ridotta dal 4.50 al 3.50%; praticamente tradusse felicemente in atto la conversione libera di 8200 milioni di consolidato 5% lordo e 4% netto in 3.50% netto, preordinata da L. Luzzatti. Il disegno di legge, il suo capolavoro politico, fu esaminato ed approvato da Camera e Senato nello stesso giorno ed immediatamente firmata dal re per evitare possibili speculazioni in Borsa. E’ passato negli annali della città quell’8 novembre 1906, quando in visita ufficiale da ministro a Catania fu accolto alla stazione da una folla immensa. Contratta una bruttissima influenza trasformatasi in nefrite, si dimise da ministro, rientrando diverse volte a Catania per curarsi; quando il male sembrò alleviarsi, nel novembre 1909 ritornò nella capitale, dove morì 3 mesi dopo, a neanche 45 anni. Durante la folgorante vita pubblica fu insignito delle massime onorificenze: Gran Cordone dei Santi Maurizio e Lazzaro,  commendatore della Legion d’Onore e della Corona d’Italia, d’Austria, Prussia, Russia, Serbia, ecc.. Poco prima di morire, scrisse il volume “Sull’arte di parlare in pubblico”.

   La salma nel pomeriggio di venerdì 11 giunse nella nostra città che si vestì a lutto con le bandiere abbrunate, chiuse le scuole e l’università per tributare solenni onori all’illustre estinto. Alla vedova e ai figli arrivarono telegrammi dalla famiglia reale e da numerosissimi esponenti del mondo politico, economico e culturale italiano. Il feretro fu portato a spalla dagli studenti universitari. Il Comune gli ha dedicato un busto marmoreo al Giardino Bellini e una piazza tra via Ventimiglia e via Antonino di San Giuliano.
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