UNIVERSITARI AL CINEMA A MESSINA. ASSURDA DISCRIMINAZIONE
DI LIVIA SATULLO
Tra le tante pretese della città di Messina vi è anche quella di essere città universitaria. Importanti facoltà, come Medicina e Giurisprudenza, ma anche Scienze Politiche, Ingegneria, Lettere, Veterinaria attirano numerosi giovani dalla provincia e dalla Calabria facendo di Messina una città che, a ragione, potrebbe potenzialmente divenire un polo universitario considerevole.
In ogni città che si rispetti, che si universitaria o meno, che sia in Sicilia, in Italia, persino, o forse, soprattutto, all’estero, l’essere studente universitario, non importa di quale ateneo, generalmente non importa nemmeno di che nazionalità, dà diritto a numerosi sconti per la partecipazione ad eventi, spettacoli, l’ingresso a teatro e tra gli altri, in particolar modo, al cinema. Non importa, generalmente, la città d’origine, quella di residenza, l’età, l’importante è esibire la propria tessera universitaria che testimoni l’iscrizione all’università per l’anno in corso. Questo documento dovrebbe, a rigor di logica, essere sufficiente a dimostrare lo stato di studente e dare di conseguenza diritto agli eventuali sconti previsti per la categoria. La concessione di queste riduzioni non è ovviamente un obbligo da parte di enti, come i cinema, che generalmente le promuovono ma tuttavia è ormai diventata una prassi che si accompagna alla riduzione per tutte le categorie in determinati giorni settimanali come, a Messina, il martedì.
Capita però, in una città come Messina, che non basti mostrare la tessera universitaria rilasciata dalla propria università, tessera che tra l’altro a Messina nessuno ha, ma bisogna piuttosto mostrare, essendo il certificato più concreto che lo studente messinese può fornire, il cosiddetto “modulo freccia”, un modulo, una sorta di ricevuta che è prova dell’avvenuto pagamento delle tasse. Salvo considerare che questo fantomatico modulo esiste solo a Messina e pertanto tutti gli studenti che non sono iscritti all’ateneo di Messina, pur essendo in grado di mostrare tessere universitarie elettroniche con tanto di foto e codice fiscale non possano comunque usufruire degli sconti. Se poi vi fosse specificato che gli sconti sono esclusivamente per gli studenti messinesi, pur potendo criticare l’ingiustizia della scelta, non si potrebbe nulla ribattere, invece si parla di sconti per gli studenti universitari, tutti. Questo succede all’Apollo dove, a meno di non essere iscritti all’Ateneo di Messina, è impossibile pagare quanto pagherebbe un qualsiasi ragazzo iscritto a Messina, magari calabrese o palermitano.
“Le direttive”, ci dice la cassiera, “sono queste: bisogna esibire il modulo freccia altrimenti non siamo autorizzati a dare il biglietto ridotto”.
Se non fosse discriminazione non potrebbe che essere disattenzione. Bisogna solo capire quale delle due sia più grave.