A TUTTI "BUON NATALE" DA DON GIUSEPPE ALCAMO
Miei cari amici e fratelli,
nell’approssimarsi del Natale del Signore, sento il desiderio di rendermi presente, senza formalismi e superficialità, per condividere la gioia e la bellezza di una fede che qualifica la nostra vita e ci rende uomini ricchi di speranza e capaci di consolazione.
In questo anno che la Chiesa ha voluto dedicare in modo preminente a noi sacerdoti, mi sono chiesto: quale accentuazioni dare al mio augurio? Quale sapore devono avere le mie parole e le mie celebrazioni? In quale direzione devo volgere il mio pensiero?
Confuso dalle difficoltà delle domande che mi bollono dentro, mi sono posto accanto a Giuseppe, quest’uomo giusto di cui porto il nome, come un ragazzo che si prende più confidenze del dovuto, per chiedergli consiglio e per meglio comprendere come Lui ha vissuto il primo natale di Gesù.
Mi ha confidato che anche Lui era confuso e preoccupato; questa inaspettata paternità non lo trovava pronto e sentiva tutto il peso della sua inadeguatezza; avrebbe voluto prendersi un po’ di tempo per meglio capire, organizzarsi, predisporsi, sistemare le cose; invece, ha dovuto, insieme con la sua Sposa, far fronte a tutto, con modestia e umiltà, senza trionfalismi e senza sfarzo.
Quel primo natale lo ha frastornato, perché al suo smarrimento facevano da contrappunto il canto angelico e la gioia dei pastori; in un baleno quella “grotta” è diventata come la “reggia” dell’umanità; gioie, doni, luci, canti, baci, carezze, attese e speranze l’abitavano e la rendevano bella e invidiabile.
Mi ha confidato che in quel giorno ha capito una realtà che mai aveva compreso: non sono i posti che rendono grandi gli uomini, ma sono gli uomini che rendono belli e santi i posti; quella grotta era bella e grande perché abitata dal dono del Padre.
Mi disse ancora che quella povertà, che in un primo momento lo aveva messo in difficoltà e gli aveva creato un po’ di vergogna, in questa nuova luce aveva un altro senso.
Lui aveva più volte letto, nel salmo, dell’uomo che forte e ricco diventa come le bestie, non capisce, ma non aveva ancora compreso il vero senso di questa espressione; adesso, dentro la grotta, accanto al figlio di Maria, sperimenta che alcune cose si possono comprendere, in tutta la loro interezza, nella fragilità e nella povertà.
Infine, mi ha suggerito di fare come Lui: fidati, mi disse, non resterai deluso, il Signore mantiene le promesse.
Con questi sentimenti mi rendo presente e vi auguro ogni bene.
Don Giuseppe Alcamo