SULLO STRETTO DI MESSINA INTERVISTA CON LUCREZIA GENOVESE
DI CARLO PEDITTO
L’incanto dello Stretto di Messina resta a tutt’oggi intatto tra Scilla e Cariddi fermo “in equilibrio… sopra la follia” . Provato dal traffico marittimo , maltrattato dall’assalto di contaminazioni da petrolio e da fattori inquinanti esterni, è spesso aiutato a rigenerarsi sia dalla presenza di forti correnti ma soprattutto dalla grande opera di prevenzione, di sensibilizzazione e di monitoraggio svolta dal centro di ricerca del CNR. Ancorato dal 1916 in riva allo Stretto l’ Istituto per l’ambiente Marino Costiero (C.N.R –IAMC) sezione Messina conosciuto meglio come Istituto Sperimentale Talassografico, rappresenta un centro di ricerca sul mare tra i più prestigiosi del Meridione . L’Istituto nel corso di questi anni ha affrontanto il tema della diagnosi , della tutela e della valorizzazione in termini produttivi con un approccio di tipo scientifico –organico , che ha consentito di delineare strumenti operativi appropriati alla caratterizzazione ambientale delle aree costiere , al riequilibrio territoriale e alla funzione sostenibile. Accanto all’ex forte San Raineri lungo il perimetro esterno della Capitaneria di Porto svolge la sua opera di monitoraggio per la salvaguardia dell’ambiente marino da oltre novant’anni. La posizione geografica strategica, le attrezzature di osservazione, l’ equipe di esperti ricercatori e le linee guida di analisi hanno consentito di valorizzare e tutelare le nostre coste e in qualche caso di contrastare anche l’inquinamento. “Il nostro mare è malato , ma è curabile da scelte politiche che salvaguardino l’ambiente e promuovano lo sviluppo delle risorse presenti nell’area marino –costiera” . Ne è pienamente convinta Lucrezia Genovese, ricercatrice dal 2001 alla guida dell’Iamc CNR–sezione Messina da due anni . “Se ci guardiamo intorno a partire dal Mediterraneo – ci spiega - c’è tanto da fare , pensiamo al libro blu del mare ad esempio o per restare lungo i nostri confini alla riqualificazione del territorio costiero”. Lo Stretto di Messina sembra essere ancora oggi in ottima forma , anche se sul suo stato di salute c’è sempre da stare allerta . “E’ urgente un'operazione di bonifica del territorio – allerta la ricercatrice . Competitività e maggiori fondi queste sono le parole chiave per lo sviluppo del nostro settore . La ricerca costa e le risorse sono sempre di meno. Altresì perdiamo cervelli per la carenza di fondi strutturali , ma restiamo ancora competitivi . Per un salto maggiore di qualità sono necessarie maggiori forme di finanziamento. E auspichiamo che il nostro istituto possa essere considerato la porta del Mediterraneo per la ricerca . Però occorre in primis ripartire dal risanamento della zona falcata per rivalutarla e riqualificarla”. A livello nazionale nell’ambito della ricerca l’istituto marino costiero sezione Messina occupa una vera posizione strategica in un’area come lo Stretto di Messina di grande importanza per lo studio della fauna ittica, per lo scambio e il traffico marittimo e per lo studio delle correnti. Muove i suoi passi dal risanamento degli ambienti marini contaminati da petrolio , da una linea di ricerca sul monitoraggio costiero e svolge un’attività di ricerca sulla valutazione degli impatti antropici. Si occupa di ecologia microbica, oceanografia operativa, e delle risorse ittiche valutabili In Sicilia .Nel corso di questi anni i progetti di ricerca portati avanti nel Canale di Sicilia hanno ottenuto grandi risultati Come non ricordare l’importantissima ricerca - finanziata dalla Comunità europea - sull’azione efficace disinquinante dei batteri idrocarburi clastici o batteri Bic, conosciuti meglio come mangia petrolio , scoperti dal ricercatore russo Michail Yakimov . Non meno importanti le ricerche orientate verso lo sviluppo della pesca e dell’acqua cultura . Si è accelerato il processo di diversificazione allevando nuove specie .Di concerto con le aziende di maricultura si è voluto inserire nei piani produttivi la specie del Pagellus bocaraveo conosciuto più comunemente come Mupo dalla carne pregiatissima , che possiede valori di mercato altissimi . Una serie di indagini biologiche dimostra che in tempi brevi potrà essere prodotta in allevamento intensivo , non soltanto per il commercio del pescato . .L’istituto di Messina dispone di un’area del quale è attivo l’unico impianto pubblico di ricerca nel settore dell’acqua cultura . Si estende su una superficie di 11.000 metri quadri .Costituito da un fabbricato a tre piani dove sono attivi gli uffici e due corpi laterali più sporgenti destinati a laboratori . Oltre all’edificio principale l’area comprende l’impianto dell’acquacultura, la sala riunioni il laboratorio mesocosmi. Dispone inoltre di una biblioteca storica con 400 libri di pregio e circa duemila volumi di interesse scientifico-storico , e di circa un centinaio di riviste scientifiche .