AL PROF. ENRICO BONDI, CON FIDUCIA….
DI CARMELO GAROFALO
L’economia statunitense e cinese paga gli squilibri di un’Europa che, a sua volta, sconta l’improvvisa ed intempestiva entrata in orbita di un euro che ha strangolato questa nostra Italia cenerentola misericordiosa e vittima sacrificale per la salvezza di altri Stati europei, Spagna, Grecia, Olanda, Francia e, lo si dica con coraggio, Germania. Sicché si è andati alla formula di un Governo di tecnici, che, di fatto, ha “commissariato” per restare nell’orbita della democrazia, il Parlamento “sovrano” e, quindi, sfrattata il 2 giugno 1946 la Monarchia, non più “sovrano”…
Tecnici o non tecnici, lo spread non scende e la crisi non demorde. E si è di fronte alla suicidomania che sta intristendo il Paese, alle aziende che crollano sotto il peso delle tasse, dei balzelli, delle soverchierie delle banche e quindi, degli usurai, la cui “casta” produce, insieme alla mafia, il più alto movimento di capitali, i tecnici, pressati da leader partitici ancora arroganti e sprovveduti, ricorrono a tre Commissari con compiti ben definiti il controllo della spesa pubblica, monitorare i finanziamenti pubblici ai partiti, all’editoria e alle imprese, macro o micro che siano, preparare la crescita che, come per l’altrettanto proclamata equità, è il fantasma del terzo millennio.
E’ l’ora, quindi, di rivolgersi ai cittadini e con umiltà e con avvedutezza è stato fatto da Bondi commissario: “ che cosa ci consigliate?”.
Domanda apparentemente personale, certamente ma indovinata furbizia democratica, sostanzialmente incontestabile. Perché è proprio la gente che lavora, che fatica, che sa sacrificarsi per l’Italia e che è la più mortificata per l’indegno comportamento di una classe politica che ha fallito nella gestione della repubblica.
Noi la ricetta che la gente comune offre al Governo Monti l’abbiamo già indicata da tempo, naturalmente inascoltata, ma se Bondi e Monti girassero l’Italia, come facciamo noi, sentirebbero quel che noi abbiamo riferito e che ripetiamo.
Perduto il potere d’acquisto, almeno del quaranta per cento, quanti vivono di salari, stipendi e pensioni hanno ridotto al lumicino le spese quotidiane, soprattutto travolti dal ciclone quotidiano di aumenti quotidiani incontrollati, determinando, quindi, fallimenti e chiusure, licenziamenti, aumento di disoccupati e così via.
Cosa vuole la gente?
Detassare i salari, stipendi e pensioni al di sotto dei cinquemila euro mensili per restituire il potere d’acquisto.
Bloccare, per almeno cinque anni, i canoni di locazione, di luce, gas, acqua, telefoni e i prezzi di generi alimentari e di abbigliamento di prima necessità.
Sarà così possibile a lavoratori ed a pensionati tornare a riprogrammare la loro spesa quotidiana e andare ad acquistare con la certezza della spesa.
Si definirebbe un nuovo flusso positivo che condurrebbe ad un aumento della produzione, della mano d’opera, aumenterebbero i consumi, gli investimenti, l’occupazione giovanile, le entrate fiscali per lo Stato, rimettendo in moto l’economia che non riesce, allo stato, a decollare.
Chi scrive non è certo professore di economia, è soltanto il portavoce dei lettori di un giornale che non si è abbeverato alla “allegra” fonte dei finanziamenti pubblici.
Soprattutto è unanimente richiesta l’abolizione, la soppressione, dal finanziamento pubblico dei partiti, come aveva votato il popolo “sovrano” con il referendum i cui risultati sono stati beffati dal furbesco rimborso elettorale che, come vien fuori, giorno dopo giorno, viene spregiudicatamente gestito alle volte, per soddisfare bramose voglie di soggetti di una politica che, come autorevolmente e saggiamente sottolineato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “è da rigenerare”.
Si consulti un dizionario e si comprenderà, che nessuno di quanti comunque siano stati coinvolti nella gestione della politica in questi ultimi vent’anni, è abilitato a dire “siamo un partito giovane, pronti a governare”, o a proporsi alla guida di un Italia la cui politica deve essere rigenerata con uomini nuovi e con schieramenti ammodernati (un’indicazione chiara venuta dal voto delle amministrative) non con vecchie carcasse riverniciate.