BERSANI, GRILLO, LOMBARDO ET COMPANY…
DI CARMELO GAROFALO
L’esultanza di Bersani che voleva far creder agli italiani d’aver vinto “senza se e senza ma” è naufragata nel mare tempestoso della politica nel quale per Repubblica, quotidiano certamente più vicino a Bersani che a Berlusconi, immagina “una barca che resta a galla (il PD) ed un’altra che affonda (il pdl e LEGA).
Ma sulla barca che galleggia non v’è la certezza del salvataggio: il capo ciurma Pierluigi Bersani è tutt’altro che tranquillo, spaventato dal fantasma del 1994, teme che “Berlusconi faccia saltare il banco sfiduciando Monti”.
Ed anche perché una parte dei suoi compagni di viaggio ritiene che “l’alleanza con l’Italia dei Valori di Di Pietro e con il SEL di Vendola non sia sufficiente a far raggiunger l’ambito approdo al governo d’Italia.
Preoccupazioni fondate alla luce dei sorprendenti risultati delle elezioni amministrative che hanno spazzato impietosamente partiti e politici della terza Repubblica, orientandosi su uomini di vecchio stampo e di giovani promesse, in un’ottica di sistema uninominale del quale non si potrà non tenere conto per una riforma elettorale che risponda alle esigenze ed ai diritti del popolo sovrano.
Vi sono segnali inquietanti, dai fischi al Vescovo ed ai politici di Brindisi, ai fischi all’Inno di Mameli all’Olimpico di Roma, alle contestazioni a Monti, sia pur sottovoce ma da non sottovalutare, che esprimono il malessere della gente, e vi sono le aggressioni ad Equitalia, ed i tanti, tanti, purtroppo, ormai, suicidi di piccoli imprenditori e disoccupati, in un clima di tensioni sociali incupito dalla bomba di Brindisi e dal terremoto nell’Emilia Romagna.
È tempo, quindi, di attenta meditazione, guardando a Pizzarotti, il giovane grillino che senza finanziamenti pubblici e senza voglia di rimborsi elettorali “in tre mesi” sbanca e con i voti del centro destra inaugura la terza (o la quarta?) Repubblica, consentendo a Grillo, il comico qualunquista che vola oltre il 15%, di “puntare alle politiche per riprendersi il Paese, perché dopo Stalingrado (Parma) c’è Berlino (Roma)”.
L’alleluja di Bersani, quindi, è ben presto ingrigita da quanto accade ed ancor più dei rintocchi delle campane che suonano a morte in Sicilia, dove Leoluca Orlando insieme a Pizzarotti, il vero vincitore della tornata elettorale, è autorizzato a tuonare “io ho vinto, il PD in Sicilia è finito perché è senza anima e senza cultura di governo”.
E tra i democratici è già resa dei conti, alla luce dei risultati che indeboliscono (e spazzano) Lombardo ed i finiani che, finalmente hanno capito di dover abbandonare l’idea di un patto con il PD.
Ed esplode il caso Lombardo come già avevamo rilevato da giorni.
Un Lombardo che, a quanto afferma Castiglione, avrebbe violato più volte lo Statuto e dovrebbe quindi, essere allontanato con opportune iniziative, dalle dimissioni in massa dei Deputati regionali, da una mozione di sfiducia, da un deciso intervento del Governo nazionale che non può né deve consentire a Lombardo di gestire le elezioni.
Perché non ne ha più la legittimità, né l’autorità.
Perché è espressione di una politica indecente e di un Parlamento che insieme a lui, al suo modo di governare, “lascia solo macerie” come amaramente annota Giuseppe Giarrizzo, editorialista tra i più autorevole della politica siciliana.