BOMBE NATO SULLA LIBIA E BOMBE ANGLOAMERICANE DEL ‘43, PER SOFFOCARE LE VOCI DEI GIORNALISTI

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

 DI CARMELO GAROFALO

 

 

Bombe NATO sulla televisione di Stato libica per “ridurre in silenzio il colonnello Gheddafi”, giornalisti uccisi e feriti, l’emittente che continua a trasmettere con il suo direttore che denuncia “un atto di terrorismo internazionale”.

Per la Libia è stata un’altra giornata di guerra e propaganda, senza movimenti diplomatici dichiarati. Chiaro e deciso invece, il video-comunicato dell’Alleanza Atlantica in cui il colonnello Roland Lavoie che ha affermato che nella notte gli aerei della Nato hanno messo a tacere “con raid di precisione…tre ripetitori satellitari della televisione libica….per impedire a Gheddafi di usarli per intimidire e incitare ad azioni violente contro il suo popolo”.

La tv al Jamahiriya in lingua inglese ha però continuato a trasmettere e il suo direttore Khaled Bazilia ha denunciato “la morte, mentre stavano esercitando la loro professione di giornalisti libici, di tre nostri colleghi e il ferimento di altri 15”.

“siamo dipendenti dalla tv ufficiale libica – ha aggiunto – non siamo un obiettivo militare, non siamo comandanti dell’esercito, non siamo una minaccia per i civili…abbiamo il diritto di lavorare in luoghi protetti dal diritto nazionale e internazionale”.

Il portavoce Nato si è limitato a commentare che “non c’è alcuna prova che vi siamo state vittime”.

È quanto hanno trasmesso giornali e televisioni e l’orrore per un bombardamento mirato a soffocare la libertà di stampa e di informazione, per eliminare un uomo che è pur legittimamente Capo del Governo del suo Paese, accresce l’indignazione di quanti credono veramente nei valori della democrazia.

Che non si esporta con le bombe per importare petrolio, ma si promuove con atti di buon governo da donare come esempio.

Noi che la notte tra il 24 ed il 25 maggio 1943, nella città di Messina, siamo stati vittime, come i  colleghi della televisione libica, del cinico bombardamento a tappeto dell’aviazione angloamericana che ha ridotto in cenere e in polvere il complesso editoriale della “Gazzetta” che pur era una voce libera ed autorevole in uno Stato autoritario, comprendiamo appieno l’angoscia, la disperazione dei colleghi libici superstiti e ne apprezziamo l’impegno a non arrendersi alla violenza.

Così come non ci siamo arresi noi che in pochi anni abbiamo riportato nelle edicole con il sostegno determinante di Uberto Bonino, la voce della “Gazzetta”…

In Libia finirà come finirà.

Intanto, moralmente, per americani ed europei è una guerra già perduta.

Con l’aggravante che più passa il tempo più vien fuori l’aspetto vero, amaramente vero, di questa bravata euroamericana.

Perché proprio mentre erano tutti ad esultare per avere tentato di ridurre al silenzio Gheddafi, dalla Siria giungevano drammaticamente notizie di un apocalittico massacro di inermi civili, oltre cento, triturati da carri armati e cannonate, al fine di soffocare libere voci contrastanti il Governo il carica.

Ma per la Siria, come per l’Iran, e per altre zone calde, lo spirito “missionario” dei “liberatori” angloamericani e dei “profeti” della democrazia europea, tutti a stare in silenzio, ridotti in silenzio dalla paura di misurarsi con forze che potrebbero rivelarsi più forti, oppure balbettare, come già per l’Iran, velate proteste in difesa dei diritti umani, dei  civili “torturati” dai loro governanti. Parole, parole, parole…

Anche se la Libia non scherza, e ci si è impantanati in un’avventura che è l’espressione più clamorosa della scarsa valenza politica di quanti oggi governano nel mondo.

Che Dio ci salvi dall’improvvisazione, dall’egoismo, dai nazionalismi, dai falsi profeti e dai ciarlatani.

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