CASA PIA DEI POVERI A MESSINA E CASA PIA DEI POVERI A CATANIA

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

Rino Piccione ha ancora fatto centro. Come sempre citando la creativa munifica iniziativa della vedova di Massimino, la cui memoria è viva nel cuore e nella mente degli sportivi etnei e messinesi, di realizzare a Catania una casa per dare accoglienza a parenti di detenuti o di malati terminali che sono  costretti a recarsi, nel capoluogo per assistere i loro cari, privi di mezzi, possono alloggiare gratuitamente, assistiti da “volontari” doc, non operatori retribuiti…

Il volontariato è una missione alla quale ci si vota senza nulla chiedere, se non il sorriso di chi riceve, e senza limiti di orari e di festività, non come accade a Messina in alcune strutture, dal nostro giornale da anni segnalato, disatteso da amministratori e politici.

Si domanda, a ragione, nella trasmissione del 19 aprile, il dirompente collega direttore della testata televisiva “Il Tirreno Sat” perché non si sia pensato a realizzare a Messina analoga iniziativa.

Un interrogativo che poniamo quasi in ogni numero del giornale d anni, suggerendo le soluzioni possibili.

A Messina vi è un IPAB , Casa Pia, fondata con munifiche offerte di messinesi per realizzare una Casa Pia dei Poveri.

Realizzati due ampi edifici dopo il terremoto e prima della Seconda Guerra Mondiale, il Comune si è appropriato di uno stabile, utilizzandolo ancor oggi per scuole medie.

L’altro viene amministrato come si amministra un condominio.

Si affittano appartamenti, si riscuotono le pigioni, si pagano un segretario ed alcuni operatori, si affida loro un Centro di aggregazione per anziani aperto ad anziani non propriamente poveri, che trascorrono le ore di apertura, rigorosamente burocratica, con pausa di mezza giornata e cancello chiuso le domeniche ed i giorni festivi.

Non lo si gestisce nemmeno direttamente ma lo si affida a trattativa privata.

Eppure il fine statutario di quel patrimonio sarebbe una Casa per accogliere poveri, barboni, e potrebbe dar vita ad una Casa di accoglienza come nobilmente è stato realizzato a Catania dalla signora Massimino.

Il Comune dovrebbe restituire il comparto del quale s’è appropriato e l’IPAB Casa Pia, di concerto con l’Opera Scandurra e  con l’IPAB  Conservatori riuniti, potrebbe realizzare una ampia e funzionale Casa di accoglienza per quanti abbisognano di un tetto al cui riparo stare soprattutto nelle notti fredde e nei giorni di calura.

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