CHE COSA VALE MORALMENTE L’ITALIA A 150 ANNI DALL’UNIFICAZIONE ?

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

 DI STEFANIA ARINISI  

 

 

L’associazione “Libertà e Giustizia” ha organizzato un convegno sul significato del Risorgimento italiano e dell’unificazione del nostro paese a 150 anni dalla sua realizzazione. L’iniziativa, svoltasi al  circolo Pickwick, coordinata da Aldo Liparoti si è pregiata della presenza di insigni professori come Fulvio Tessitori, Girolamo Cotroneo e Federico Martino.

  L’argomento dibattuto è più che mai attuale, non solo per le celebrazioni in atto, in cui questa iniziativa s’inserisce perfettamente, ma nasce da motivi contingenti quali i numerosi attacchi alla costituzione per sovvertire l’immagine dello stato unitario, il dilagante revisionismo storico che opera una riscrittura della storia e sua utilizzazione politica. Ne sono un esempio la reiterata negazione del Risorgimento, la rivalutazione del fascismo come movimento bonario e la distorta utilizzazione del termine federalismo. Anche l’attacco alla scuola pubblica può essere inquadrato nell’ambito delle questioni che mirano a minare l’assetto della società, e ancora le accuse alla magistratura,  le limitazioni alla libertà di informazione, la messa in pericolo dell’uguaglianza dei cittadini, tutti questi fatti concorrono a riattualizzare il discorso sull’unità del nostro paese, anche per dar luogo, perché no, ad una nuova resistenza.

Fulvio Tessitore, esimio professore, membro dell’accademia dei Lincei, senatore nella XVI legislazione deputato nella successiva, ha esposto il suo punto di vista ideologico sull’unità d’Italia in una raccolta di articoli particolarmente mordaci, a partire dal 2006.

Il suo intervento è una lucida e ficcante analisi della storia del nostro paese, a partire dal topos letterario della storica debolezza italiana dovuta alle lacerazioni che da sempre l’hanno caratterizzata. Nel 1861 questo stereotipo ha fine con il conseguimento dell’unità, eppure essa conserva intatte tutte le sue contraddizioni, condensate in una celeberrima frase di Pasolini: “ Sai cosa sembra l’Italia? Un tugurio in cui proprietari sono riusciti a comprarsi la televisione”.

In realtà, spiega il professor Tessitore, parlare dei valori dell’unità significa affrontare una questione complessa. Riepilogando la storia della penisola italica dall’ antichità greco-romana alla lotta tra comuni e Impero, le sue considerazioni sull’unità vertono su tre punti cardine: 1) La collocazione geografica: propensione al sincretismo, alla tolleranza, anticlericalismo e cattolicesimo insieme.

2) Multiculturalismo: l’Italia è il prodotto di rapporti tra culture diverse, e questo costituisce un patrimonio importante, non un disvalore. L’identità nazionale è forte, è quella statale ad essere debole. E questa forza fondata sull’eredità latina e sul retaggio cattolico implica l’unità di parti diverse su un fondamento comune. 3) Pluralismo organizzativo:  il meridione ha visto da sempre l’avvicendarsi di potenti monarchie straniere, mentre il nord il proliferare di città-stato, i comuni. Questo pluralismo e policentrismo hanno favorito sia la dimensione politica che culturale, inserendo l’Italia nella tradizione europea del rapporto dialettico tra le varie culture.

Riguardo al riscatto del popolo italiano, esso viene proprio dal risorgimento, quella spinta verso la modernità, che avrebbe fatto di due popoli distinti: nord e sud, ma anche segnati da profonde differenze sociali, un’unica nazione nello stato unitario.

Il grave rischio che si corre oggi, è quello d’indebolire l’unità e di conseguenza anche l’identità della nazione. In un periodo di globalizzazione  e di unità europea, i separatismi suonano come indici di puro anacronismo.

La stessa parola federalismo, derivata dal latino Fedus, significa alleanza, unione.  Inoltre, conclude Tessitore, se l’Italia ha conosciuto il decentramento e il regionalismo, non ha mai conosciuto il tipo di federalismo che s’intende al giorno d’oggi. Attuare questo tipo di federalismo significherebbe dividere il paese  e le regioni meridionali, già gravate da arretratezze e difficoltà economiche, non sarebbero in grado di garantire i servizi basilari. Non tutti forse sanno che è nel sud che si trovano le prime elaborazioni dottrinarie dell’unità e una città come Napoli, lo scrisse anche il Croce, non vagheggiò mai autonomie e separatismi, connotandosi come città cosmopolita e tollerante.

Il professor Girolamo Cotroneo, insegnante di storia della filosofia all’università di Messina, riassume il pensiero politico che ha guidato il Risorgimento secondo tre direttrici:1) la Repubblica di Mazzini, il liberalismo moderato di Cavour e dei Democratici e il federalismo unitario di Carlo Cattaneo. Tutte correnti favorevoli all’unità d’Italia. Come sappiamo vinse il liberalismo moderato di Cavour, che portò ad uno stato liberale, ma non democratico. Ciò comportò la scarsa partecipazione popolare e scarso riconoscimento da parte dei cittadini meridionali, che avevano sperimentato la dominazione di monarchie straniere e sconoscevano l’esperienza dei comuni.

Riguardo al multiculturalismo il professor Cotroneo, sottolinea che la diversa storia delle due italie ha portato il settentrione ad una chiusura verso l’esterno, invece al meridione tutte le città più importanti sono porti e l’accoglienza dello straniero è un costume radicato. Egli sostiene che questa differenza di culture non può essere un ostacolo al riconoscersi in uno stato unitario con un governo centrale e stigmatizza apertamente il federalismo di oggi come una sorta di secessione.

A concludere l’incontro, è il professore Federico Martino che lasciando da parte le vicende del Risorgimento, si concentra sulla Costituzione del 1948,  rappresentante l’unità nazionale e tutte le culture che ne fanno parte.

Nella Costituzione vi è un tentativo di fondere libertà e uguaglianza, una garanzia che lo stato liberale appena nato non poteva garantire poiché espressione degli interessi della borghesia.

Nel ’48 però si assiste all’affermazione di un’idea diversa, far convivere i due principi: libertà e uguaglianza. L’attacco all’articolo 41 è significativo, poiché va a colpire la chiave di lettura della Costituzione, cioè la fusione di due culture politiche.

In conclusione, sul tema del federalismo, il professore Martino asserisce senza mezzi termini che gli unici esempi di federalismo conosciuto sono aggreganti. Arrivare al federalismo per separazione è un atto eversivo. La Costituzione non è immodificabile, esiste un articolo che ne contempla la revisione, ma revisionare è differente dal modificare totalmente. 

 

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