ALT AD UNA POLITICA SUICIDA DELL’OCCIDENTE SULLA CRISI LIBICA
Di CARMELO GAROFALO
Una bufala dall’emittente televisiva araba ha imbestialito Capi di Stato, politici, media, tutti accumunati in un’orgia di calici colmi di diritti umani cassonettati dallo sterminatore libico mostruosamente reattivo alla rivolta, purtroppo armata e violenta, di una parte della popolazione.
Urla strepitose ed invocazioni di tribunali internazionali per giudicare un criminale di guerra, alla pari dei generali di Hitler.
Quando si sono accorti d’essere caduti nella trappola di Al Qaeda, non è stato facile ingoiare l’amara pillola.
Obama ha imboccato il sentiero diplomatico e pur sempre deciso a chiedere che Gheddafi, lasciasse il potere ai rivoltosi, gli ha offerto un “generoso esilio volontario”.
La stessa Italia, pur consapevole dei pericoli più drammatici che correrebbe l’Italia con una Libia controllata daAl Qaeda, non ha potuto reggere all’urlo internazionale e lo stesso Gheddafi, che sta rimontando la china e pare stia per riequilibrare la situazione, s’è detto sorpreso, strabiliato, stupefatto, dal “tradimento italico”.
Per Gheddafi il francese Sarkozy s’era riservato di intervenire militarmente e da ogni parte ad invocare le più pericolose sanzioni: tante da far correre il rischio di costringere il Colonello libico a buttarsi nelle braccia della Cina comunista e della stessa Al Qaeda, come nel 1936 avvenne per il cinico intervento della cosidetta Società delle Nazioni che buttò Mussolini, platealmente disatteso, quando ebbe ad indicare Hitler come elemento pericoloso per la pace nel Mondo a Sua Santità il Papa, agli Stati tutti dell’occidente, anche oltre Atlantico.
E quanti, aspiranti suicidi, pensavano potersi godere le “sanzioni” dei grandi dal G8, sono rimasti, fortunatamente per l’umanità, delusi dal fermo “niet” di Stati responsabili quali la Russia e la Germania che molto avvedutamente hanno dato una calmata ai “pazzi” del terzo millennio, agli squallidi detentori del potere mondiale, ai miopi dilettanti del giornalismo che non riescono a leggere il principio fondante della professione, rispetto della verità, accertamento dei fatti secondo verità e giustizia, rispetto della dignità altrui, anche degli Stati che pur si sono dati una Costituzione che ha avuto i consensi della massa popolare.