CIMINO: "GIUSTIZIA E CHIAREZZA NEL RAPPORTO STATO-REGIONE"
PALERMO - "La sentenza della Corte Costituzionale con la quale si nega alla Regione Siciliana la riscossione delle imposte sui redditi dei dipendenti statali che operano nell'Isola, nonche' l'Iva sulle operazione commerciali ricadenti nel territorio siciliano, costituisce un ulteriore gravissimo danno per il popolo siciliano". Lo afferma il vicepresidente della Regione Siciliana con delega all'Economia, Michele Cimimo.
"Si continua cosi' - prosegue l'assessore - a sottrarre risorse vitali all'economia siciliana. Un fatto che mi induce a fare delle riflessioni. La mortificazione dell'Autonomia siciliana inizia con la scomparsa dell'Alta Corte, prevista dalla Statuto siciliano, ma mai attuata. In questo momento, pertanto, constatiamo che le questioni di costituzionalita' riguardanti l'applicazione statutaria vengono ripetutamente affrontate e decise nella prospettiva di una costante mortificazione dello stesso Statuto. Viene spontaneo domandarsi: dove sono i tributi prodotti in Sicilia e consegnati ai territori presso i quali hanno sede legale le societa' che li producono? E' impensabile che a piu' di 60 anni dall'entrata in vigore dello Statuto, ancora non si riesca a fare giustizia e chiarezza sui rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione Siciliana".
"Troppo spesso si alimenta la convinzione - conclude il vicepresidente - che la Sicilia abbia la piena disponibilita' di tutti i tributi riscossi oltre lo Stretto di Messina, ma non tutti sanno che l'attuazione dello Statuto attende ancora di essere coordinata con la riforma tributaria del 1973 e dispiace prendere atto che anche la giurisprudenza della Corte disattenda le disposizioni statutarie."