CRISI LIBICA: APPREZZAMENTO DEGLI IMPRENDITORI PER LA TUTELA DEL “SISTEMA ITALIA”
ROMA – “Il sistema imprenditoriale italiano apprezza le parole di chiarezza del Ministro Maroni, improntate ad una soluzione finalmente diplomatica della crisi in Libia. Attende però che altri membri del Governo, come il Ministro allo sviluppo Economico Romani ed il Presidente del Consiglio Berlusconi, inizino concretamente a tutelare le centinaia di imprese italiane enormemente danneggiate da questa guerra attraverso dichiarazioni ma soprattutto azioni risolutive”, dice l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “Il dato certo è che oggi, a quattro mesi dall’inizio della rivolta, il prezzo della scelta interventista italiana lo continuano a pagare gli abitanti di Lampedusa e della Sicilia per il grave danno all’economia turistica ed alla qualità della loro vita (con gli spot governativi non si maschera certo la drammaticità di una realtà che è sotto gli occhi di tutti) e gli imprenditori italiani, fino allo scorso anno molto ben voluti in Libia, costretti ad abbandonare insediamenti, lavori avviati e radicati senza che il nostro Governo avesse intanto preparato soluzioni e percorsi che attutissero gli effetti della grave crisi conseguente. Da allora migliaia di posti di lavoro sono stati persi, migliaia di professionisti hanno visto interrotte bruscamente le collaborazioni, molte imprese di import-export o che avevano nella Libia e nel Maghreb i loro mercati di riferimento sono finite sull’orlo del fallimento e, nel suo complesso, il sistema-Italia ha perso miliardi di euro”.
Continua: “A tre mesi dall’inizio delle ostilità è chiaro che è fallito l’obiettivo guerra-lampo. Uno degli otto Paesi impegnati militarmente, la Norvegia, ha annunciato il ritiro dalla missione; un grande Paese come la Germania continua a tenersi fuori, altri come la Turchia e la Russia si sono offerti come mediatori (ruolo che invece fin dall’inizio avrebbe dovuto svolgere l’Italia), il Brics e l’Unione Africana, compatti, condannano l’intervento militare mentre gli Usa, attraverso il segretario di Stato alla Difesa Gates, affermano che ‘è dolorosamente evidente che le lacune di investimenti e di largo consenso politico hanno il potenziale di compromettere le possibilità di condurre una campagna militare integrata, efficace e duratura’ e che ‘alcuni Paesi attraverso questa guerra vogliono investire politicamente ed economicamente a favore dei vitali interessi dell'Europa ed altri preferiscono sostenere solo operazioni umanitarie’. Tutto mentre la protesta anti italiana si allarga nel resto d’Africa attraverso la Nigeria”.
“Alla luce di tali accadimenti alle imprese italiane ancora oggi sfugge la strategia governativa alla base di una scelta interventista tanto radicale in un Paese con cui l’Italia intratteneva intensi rapporti di natura economica, finanziaria, imprenditoriale ed industriale. Sono però tremendamente chiari gli effetti immediati e quelli futuri: altri Governi interventisti hanno già firmato pre-accordi per il prossimo utilizzo delle risorse naturali e per l’acquisizione di quelle enormi fette di mercato fino a quattro mesi fa appannaggio delle imprese italiane. Il Governo pensi alle sue imprese, cessi le ostilità militari ed inizi un serio percorso diplomatico di ricostruzione dei rapporti tra Italia e popolo libico”.