CRISI LIBICA: PER L’ITALIA, CORSI E RICORSI STORICI
DI CARMELO GAROFALO
La storia si ripete. Quando hanno voglia di mettere le mani in casa d’altri, e nasce il sospetto che c’entrino anche i traffici di armi per svuotare i depositi delle industrie belliche, ti inventano la difesa delle popolazioni minacciate da truci tiranni, la tutela delle vite umane, il rispetto dei diritti umani, la libertà degli oppressi, l’esportazione della democrazia, che è la peggiore delle tirannidi.
Quelli della mia generazione ricordano amaramente le “democratiche” incursioni degli eserciti “alleati” negli anni quaranta.
I bombardamenti a tappeto, i cittadini mitragliati da aerei a bassa quota con piloti che si sporgevano divertendosi delle loro vittime, donne giovani e vecchie, come avvenne nei Nebrodi “a tutto pasto” quasi al cento per cento, dai nove agli ottanta anni, violentate, stuprate, infettate, cioè “marocchinate” per la vita da reparti militari aggregati agli “alleati liberatori”.
In Libia c’è il petrolio, c’è il gas, c’è l’oro nero: ed i “soliti noti” l’accoppiata alla franco-inglese, con il supporto dei “paladini” della democrazia, gli americani, alla fine sono scesi in campo per “liberare” la Libia dal “criminale di guerra” Gheddafi, al quale tuttavia gli americani avevano offerto un dorato “esilio volontario”…sotto il manto “legalitario” di ONU e NATO che tanto ci ricordano, per certi versi, la Società delle Nazioni d’allora.
A nulla sono valse, come da cogliere da noi italiani, le significative astensioni di Germania, Russia, Cina.
A nulla è servita la cautela consigliata dal pur rivoluzionario Bossi…
Ed è guerra. Altro che missione “umanitaria”…
Bombe a grappolo, come sull’Italia negli anni ’40, si da far gridare alla Lega Araba che i raid stanno andando oltre il loro obiettivo che era soltanto quello di imporre una no fly zone, impedire cioè ai libici di bombardare i ribelli, mettendo a rischio vite umane di innocenti civili.
E, quindi, sottolineano la Lega Araba e l’Unione Africana – “noi vogliamo proteggere i civili non bombardandone altri”! più chiaro di così, non è possibile essere.
La Russia, a sua volta, deplora l’attacco militare in Libia adottato in modo affrettato ed attuato con una furia velocistica che è tutto un biglietto da visita già esibito dai franco-inglesi supportati dagli americani come negli anni quaranta.
Come andrà a finire Dio solo lo sa, con questi pazzi che governano il Mondo indorandosi di faraonici privilegi a discapito dei popoli sempre più poveri.
E Dio non voglia che, alla fine, debbano essere proprio i libici a difenderci dai terroristi di Al Qaeda ai quali si aprono le porte dell’Occidente con l’ipocrita alibi proprio di volere la pace dei popoli.
Sembra che l’Italia abbia uno strano destino, l’essere additata, ad ogni guerra, al disprezzo di quanti l’accusano di tradimento, com’è avvenuto nelle due guerre mondiali che insanguinarono il Mondo.
Anche oggi è Gheddafi a gridare al tradimento degli “amici” italiani, dimentico d’essere stato proprio lui a tradire gli interessi di un popolo che aveva fatta grande una Libia povera.
Questa volta più che tradimento, il comportamento italiano è dovuto ad una ossequiosa reverenza all’Organizzazione delle Nazioni Unite, ma tutt’altro che rispondente ai veri interessi nazionali, almeno sul campo dell’economia, e particolarmente della Sicilia obiettivo più vicino alla Libia che minaccia di trasformare il Mediterraneo in un inferno e di farci travolgere da ondate di migranti.
Non s’è tenuto conto delle decisioni di Cipro e Malta, che non hanno concesso l’utilizzo delle basi, della Germania, della Turchia, della Russia, perfino della Cina che si sono dichiarate contrarie all’intervento ONU e NATO, della stessa NATO che fino a questo momento almeno se ne sta in disparte, dell’opposizione della Lega di Bossi e dello stesso Vendola, quest’ultimo in disaccordo con D’Alema interventista.
E sono, perfino, la Lega Araba e l’Unione Africana, che pur s’erano allineate in un primo momento su un piano di intervento mirato a tutelare vite umane di civili a rischio in territorio libico, a criticare oggi l’intervento stesso perché i bombardamenti che stanno martellando Tripoli sono in netto contrasto con la risoluzione ONU.
L’Italia, invece, si gloria di aver fatto già partecipare alcuni aerei caccia all’operazione.
Perfino Lombardo, che aveva minacciato di imbracciare il mitra, per contrastare i migranti destinati al Villaggio della solidarietà di Mineo, si occupa di ben altre faccende, un nuovo partito politico, naturalmente orientato non più a destra ma a sinistra: un salto della quaglia alla cui caccia in primavera, è tradizione impegnarsi.