DALLA GRECIA ALL'ITALIA: PROCESSARE I POLITICI RESPONSABILI DEL DISSESTO

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

 

DI CARMELO GAROFALO

 

 

 

 

Il crollo della Grecia ha destato allarme in tutta l’Europa.

Si sono accentuate le critiche per i sostenitori dell’euro ed in Grecia monta la rabbia contro l’ex Premier che non ha avvertito in tempo della drammatica situazione debitoria.

A questo punto vien da chiederci se Berlusconi e Tremonti hanno contezza dello stato debitorio in cui Prodi e compagni hanno lasciato loro l’Italia.

Da più parti, intanto, si comincia a chiedere a gran voce di processare i responsabili del dissesto, a qualsiasi livello.

In Italia andrebbero processati Governi nazionali e regionali, Presidenti Sindaci ed Assessori di Province e Comuni, di Società partecipate, di Enti pubblici che, oltre a creare eserciti di precari, hanno dilapidato le sostanze pubbliche.

Tanto che, oggi alla frutta, litigano paurosamente tra di loro in un clima di cannibalismo politico spaventoso ed inesorabile.

In Italia, peraltro, non si salva più nessuno.

Dimentichi, tutti, di quel che hanno fatto gli esponenti politici dei quali sono eredi.

Affittopoli è riesploso ala distanza per via di un acquisto “superficiale” del Ministro Scajola che non si era reso conto della esiguità del prezzo richiestogli per la casa con vista Colosseo.

Un settore, questo dell’edilizia, che è il più amato degli “affaropoli” dell’Italia democratica.

A D’Alema, leader comunista di notevole spessore, gli si ricordava di aver usufruito di un affitto, a prezzi stracciati, di un appartamento di proprietà di un Ente pubblico.

Se l’è presa a male e dimenticando di essere un giornalista, essere cioè almeno iscritto all’Ordine dei Giornalisti, s’è rivolto rabbiosamente verso il giornalista affibbiandogli gli epiteti di “bugiardo” e “mascalzone”.

Una scaramuccia fra giornalisti del Terzo Millennio.

Ma il politico giornalista sa di aver goduto di un privilegio del quale hanno fatto scempio molti suoi colleghi politici e vi è un caso che desta tanta tristezza.

In via Arcione a Roma, aveva trovato sede “Il Giornale del Mezzogiorno” diretto da un giornalista messinese, Vito Bianco, che aveva promosso anche una fiorente Casa editrice alla quale va dato il merito di avere pubblicato per prima, il primo Codice della strada.

Un parlamentare democristiano, uno dei tanti innamorati della politica di centro-sinistra, andò a fargli visita e si compiacque per una sede così prestigiosa.

Ne rimase talmente affascinato da indurlo a chiedere all’Ente pubblico proprietario dell’ampio appartamento di sfrattare l’editore siciliano per poter avere lui, in affitto, a prezzi stracciati, l’appartamento stesso.

E chissà se, com’è avvenuto per altri casi, non sia stato poi acquistato dallo stesso politico.

“Il Giornale del Mezzogiorno” e l’annessa Casa editrice trasmigrarono in altri locali, e fu la fine, per l’attività e per lo stesso direttore-editore che concluse innanzitempo la sua travagliata esistenza terrena.

Non hanno ragione in Grecia a chiedere di processare i politici responsabili del dissesto?

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