GLI STATI UNITI, L’ITALIA E LE STRANE COINCIDENZE

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI G.P.

 

“Il nuovo Presidente USA ha tutto per piacere: è giovane, è bello ed è anche abbronzato”.  Silvio Berlusconi nel pronunciare queste parole, in occasione dell’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca nel 2008, probabilmente non aveva coscienza che a breve sarebbe cambiato il corso della storia e in particolare quella sua personale.

Ma procediamo per gradi.

Il Cavaliere nel quinquennio del suo governo (2001-2006) oltre a raggiungere il primato del Governo più longevo della storia repubblicana, aveva stretto rapporti di amicizia e di affari con il Presidente repubblicano Bush e il Presidente russo Putin. Il legame dell’Italia con queste due potenze mondiali aveva inevitabilmente suscitato le gelosie dei patners europei e anche, ammettiamolo, preoccupazione per i benefici che la terza economia europea e la settima al mondo avrebbe potuto ricevere da tale cordata. Berlusconi riuscì anche a superare, una volta per tutte, i vecchi dissapori fra Italia e Libia risalenti al periodo coloniale, stipulando un accordo di amicizia che ha portato al nostro Paese milionarie commesse in favore delle società italiane fra cui l’Eni.

Nel 2006 il centrodestra italiano fu battuto per una manciata di voti (24.000) alle elezioni politiche dalla coalizione avversaria guidata da Romano Prodi. L’esperienza prodiana durò poco e non fu particolarmente felice proprio perché aveva numeri risicati che non consentivano margini di manovra tanto è vero che, a distanza di due anni, il governo Prodi rassegnò le dimissioni e si tornò alle urne con la vittoria schiacciante di Berlusconi con oltre cento parlamentari di vantaggio sugli avversari.

Ripresero i rapporti fra Berlusconi, Bush e Putin fino a quando l’inquilino della Casa Bianca - per intenderci “l’amico George” ovvero colui che aveva invitato “l’amico Silvio” a tenere tempo addietro un discorso al Congresso (privilegio davvero per pochi!)  - dovette lasciare il posto a Obama candidato dallo schieramento avversario.

A seguito dell’elezione di Obama, una serie di coincidenze cominciano a minare ed accidentare il percorso politico del governo italiano e non solo. La nuova amministrazione democratica, infatti, diffida dall’alleato italiano tanto vicino al suo predecessore e soprattutto “troppo” vicino al Governo russo che sta progettando con l’Italia un gasdotto denominato “South Stream” nato dal consorzio ENI-Gazprom, per portare il gas russo in Europa attraverso i Balcani. Gli Stati Uniti temono, infatti, la concorrenza di “South Stream” a danno del “Nabucco”, gasdotto nato dagli accordi fra Usa e UE (in particolare Francia e Germania) per portare il gas in Europa attraverso il Caucaso e la Turchia baypassando la Russia. La preoccupazione americana trapela infatti dai documenti riservati pubblicati da wikileaks ove sono trascritte le richieste del segretario di Stato Clinton di informazioni relative ad eventuali rapporti di affari intercorrenti fra il Primo Ministro Berlusconi e il premier russo Putin.

Al momento dell’elezione di Obama alla Casa Bianca, Silvio Berlusconi gode in Italia di un consenso e una popolarità altissima (oltre il 70%), vincendo anche le competizioni elettorali di medio termine. Ma qualcosa comincia a serpeggiare. I complimenti di Berlusconi a Mara Carfagna, la partecipazione al diciottesimo compleanno di Noemi Letizia, le dichiarazioni di Patrizia D’addario, l’apparizione di Ruby Rubacuori e l’elezione della Minetti dominano per mesi costantemente le pagine dei giornali e i talk show televisivi, il tutto condito da fotografie scattate all’interno delle abitazioni del Presidente del Consiglio e da intercettazioni di conversazioni telefoniche fra Berlusconi e diversi interlocutori.

La Consulta, nel frattempo, dichiara l’illegittimità del Lodo Alfano, rinnegando il proprio “precedente” nello stabilire la necessità di un procedimento di revisione costituzionale.

Riprendono i processi per il Cavaliere, riprende la gogna mediatica e continua il martellamento sul suo rapporto con il mondo femminile.

Gianfranco Fini, eletto Presidente della Camera con i voti della maggioranza, lascia, fra le polemiche, il Popolo della Libertà per fondare un proprio movimento dichiaratamente antiberlusconiano ma non riesce a sfilare la maggioranza parlamentare al Cavaliere che resiste alla mozione di sfiducia del 14.12.2010. 

All’inizio del 2011 una sollevazione popolare appoggiata dagli Stati Uniti, travolge in Egitto il governo di Mubarak. Segue un’azione militare guidata dalla Nato anche per la liberazione della Libia dal dominio incontrastato di Gheddafi. L’Italia in un primo tempo si astiene ma una chiamata di Obama prima al Presidente della Repubblica Napolitano e poi al Presidente del Consiglio Berlusconi, riluttante ad un intervento militare anche in considerazione dei rapporti di amicizia con il Colonello, fa invertire la rotta. Anche l’Italia parteciperà, Gheddafi verrà ucciso dai ribelli e la Merkel e la Sarkozy vengono accolti come eroi nazionali.

Subentra lentamente lo spettro della crisi. Berlusconi cerca di porvi rimedio con provvedimenti studiati ad hoc “senza mettere le mani nelle tasche degli italiani” ma incontra l’ostruzionismo e la contrarietà del Ministro dell’Economia “che va in Europa a parlare male dell’Italia e del suo Presidente del Consiglio”. La speculazione colpisce i titoli di stato italiani, Sarkozy e la Merkel bacchettano l’Italia e mettono alle strette il nostro Capo del Governo il quale, isolato ed accerchiato, cerca di spiegare le ragioni della debolezza dell’euro, moneta senza un’istituzione alle spalle capace di proteggerla. Al Cavaliere risponderà garbatamente ma fermamente sulle colonne del Corriere della Sera uno stimato professore della Bocconi già Commissario Europeo, Mario Monti.

E’ l’inizio della fine. Agli incontri internazionali, il nostro Paese viene deriso, ridicolarizzato e trattato alla stregua della Grecia anch’essa vittima della crisi e della speculazione economica.

Merkel, Sarkozy e Obama minacciano l’Italia di far presto se non vuole uscire dall’Euro e finire nella miseria. Tutti sottolineano la gravità del momento ed il pericolo imminente di un default. Lo spread fra i titoli tedeschi e quelli italiani aumenta. Berlusconi non riesce a fornire risposte. Tremonti lo ostacola, Napolitano minaccia di non controfirmare nessun decreto legge perché è preferibile l’iter parlamentare ordinario. Le opposizioni incalzano senza suggerire soluzioni, la maggioranza si sfilaccia. Il 12 novembre 2011 Berlusconi rassegna le dimissioni. Subito circola il nome di un tecnico chiamato a presiedere un governo di emergenza nazionale: Mario Monti. Il plauso è generale, giungono immediate le congratulazioni di Obama, Merkel e Sarkozy che all’unisono affermano che la strada intrapresa è quella giusta, adesso l’Italia può farcela anche perché (adesso) è un grande Paese.

Nella lunga notte delle dimissioni la gente festeggia in piazza. Tricolori, sorrisi, abbracci ma anche monetine e insulti.  Il Caimano se ne è andato e, per molti, tutto sembra tornare al suo posto. Tutto va nella giusta direzione. D’altronde lo dicono anche Obama, la Merkel e Sarkozy. Ma anche questa è una coincidenza. Forse solo una coincidenza.

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post