LA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA CONDANNA L'ITALIA: NESSUN ULTERIORE RISARCIMENTO PER LE VITTIME DEL NAZISMO

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI LIVIA SATULLO

 

 

È infine arrivato, forse non troppo inaspettato, il giudizio della Corte Internazionale di Giustizia che vede coinvolte l’Italia e la Germania. L’Italia è stata così condannata per aver violato l’obbligo di rispettare l’immunità della Germania in quanto stato sovrano. Il caso era stato portato davanti la CIG nel dicembre 2008, da parte della stessa Germania, dopo che una Corte italiana aveva ordinato a Berlino di risarcire un civile italiano vittima dei campi di concentramento nel 1944.

 Pur non negando l’estrema sofferenza patita dal civile in questione in ragione della sua detenzione, la Corte non ha 
  potuto che concludere, in accordo con quanto sostenuto dalla Germania, che l’Italia con questa sentenza avrebbe  
 violato l’immunità giurisdizionale di cui ogni stato gode sotto le regole di diritto internazionale.  
 La Corte ha infatti così affermato: “La Repubblica italiana ha violato il suo obbligo di rispettare l'immunità che la  
 Repubblica Federale di Germania gode ai sensi del diritto internazionale consentendo che richieste di 
  risarcimento provenienti da civili possano essere avanzate contro di essa sulla base di violazioni del diritto 
  internazionale umanitario commesse dal Reich tedesco tra il 1943 e il 1945” 

 

La corte ha inoltre sostenuto che la Germania ha comunque già provveduto a risarcire le vittime sotto precedenti e diversi accordi conclusi con l’Italia.

Sebbene il caso avesse sollevato parecchio scalpore, tanto negli ambienti diplomatici che a livello mediatico, il giudizio della Corte arriva senza alcuno stupore essendo il rispetto dell’immunità giurisdizionale di uno Stato tra i capisaldi del diritto internazionale e quindi dei rapporti interstatali: la Corte di uno Stato non potrebbe mai emettere una sentenza che condanni un altro Stato,  obbligandolo, nel caso specifico, ad un risarcimento in favore di un suo cittadino. Il caso è stato frutto di una “disattenzione” da parte del giudice italiana o, forse, una semplice provocazione diplomatica.

 

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