LA POLITICA HA SVILITO I VALORI DELL’AUTONOMIA: SICILIA POVERA COME NEL 1945

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI CARMELO GAROFALO

 

 

La notizia ha l’effetto di uno tsunami che inonda la Sicilia risucchiandola  impietosamente fino a riportarla indietro di 65 anni, quanti ne sono trascorsi dalla guerra.

Era la Sicilia la perla del Mediterraneo, l’isola felice e dolorosamente tradita per consentire l’occupazione dell’esercito alleato, in quel tempo “nemico” successivamente “alleato” ma sempre spietatamente “nemico”, alla luce di una resa incondizionata imposta e purtroppo se non proprio “spregiativa”, certamente “omissiva” della partecipazione di una “resistenza” che pur proclama di aver “cobelligerato”.

È, come tutti i giornali, il Giornale di Sicilia a riferire “il rapporto sull’economia” che fotografa la situazione delle 1209 famiglie meno ricche e ala riduzione persino dei consumi alimentari, intitolando “Sicilia povera come nel 1945 – crolla pure la spesa per il cibo”.

Lo studio della Banca d’Italia sentenzia che “in Sicilia il prodotto interno lordo è il più basso da 60 anni ad oggi”.

È, quindi, d’obbligo chiedersi a che cosa sia servito l’ottenere quell’Autonomia con annesso Statuto speciale che mise a tacere le velleità separatistiche di pionieri dell’indipendentismo che, quasi presaghi di come sarebbe andata a finire, pensavano a guerra finita di non voler avere più a che fare con l’Italia.

Non perché l’Italia sia stata malgovernata ma perché il cannibalismo politico che ha caratterizzato gli ultimi 65 ani di storia italiana ha avvelenato anche l’animo di quanti in Sicilia si siano avventurati lungo i sentieri tracciati dai partiti.

Partiti che hanno fallito la loro missione, tanto che per sopravvivere ricorrono sempre più ad inverosimili mimetizzazioni fino al moltiplicarsi di liste civiche specchietto dell’allodola per elettori che non vorrebbero più recarsi alle urne.

È sempre il Giornale di Sicilia, con una mirata nota di Nino Sunseri a tracciare la diagnosi:

“ai piani di sviluppo di sono preferite micro iniziative clientelari” e, quindi, la terapia: “ adesso si dia spazio all’iniziativa privata altrimenti ci sarà solo una deriva”.

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