LA RIVOLTA SOCIALE E LA “SEGRETA” PARLAMENTARE

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI CARMELO GAROFALO

 

Nel momento in cui, sommessa, si prepara, con Di Pietro Masaniello, la rivolta sociale contro la “casta” e si moltiplicano, come già nel ’92, le iniziative giudiziarie, che vanno certamente rispettate per l’obbligo incombente sui magistrati di procedere ad ogni sospetto di violazione delle leggi vigenti, e che ognuno deve accettare con fiducia nelle sentenze che sono le sole a solennizzare un’assoluzione o una condanna, quanto è accaduto a Montecitorio ed a Palazzo Madama non può che alimentare la crescente avversione popolare alle cosidette istituzioni democratiche.

Erano all’esame del Parlamento due distinte richieste dell’autorità giudiziaria, ed in cantiere ve ne sono altre, di un Senatore e un Deputato. Il primo, eletto con il PD ed in atto appartenente al Gruppo Misto, il secondo appartenente al PDL. Si vota a scrutinio segreto.

Il Senatore è salvato dai colleghi, il Deputato viene spedito in carcere.

La gente della strada si domanda sorpresa del perchè siano stati adottati due amare diverse strategie, difformi in modo clamorosamente contrastante.

È vero che anche le situazioni di parlamentari debbano essere valutate al pari di quelle dei comuni cittadini ma la stessa Costituzione sancisce il godimento di un’immunità mirata a salvaguardare il plenus e la continuità dei due rami del Parlamento e, quindi, la gente avrebbe capito, per il Senatore e per il Deputato, l’autorizzazione al rinvio a giudizio ma non l’arresto, o, l’arresto nell’uno e nell’altro caso.

È inquietante pensare che per il Senatore la richiesta dell’arresto sia stata tenuta in frigo per diversi mesi per poi, alla fine, respingerla, e che per il Deputato si sia proceduto, a passo bersaglieresco e in pochi giorni si sia accolta richiesta.

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post