LOMBARDO TOGLIE IL DISTURBO E COME LO “ZIO CANONICO” LASCIA LA SICILIA NEI GUAI. UN “COMMISSARIO” PER LA SICILIA?

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI CARMELO GAROFALO

 

Raffaele Lombardo, il “super Governatore” che da 4 anni domina la Sicilia a suo piacimento, con Giunte a cadenza annuale, sorrette da maggioranze ibride non rispondenti alla volontà dello schieramento che lo aveva eletto, ha lasciato, “una scelta lucida e ragionata”, come egli sostiene, come gli era stato chiesto dal Presidente Mario Monti che lo ha , poco tempo fa, convocato a Roma.

Lombardo toglie,così, il disturbo ai siciliani ma non riuscendo a mantenere, come gli era stato chiesto e come aveva promesso, l’accordo sulla spending review. Un accordo che prevedeva tagli per 150 milioni nel 2012 e 300 milioni nel 2013 ma, non essendo stato trovato un accordo a Sala d’Ercole con l’Assemblea regionale inquieta e nervosa per l’anticipata fine della legislatura, il provvedimento è stato bloccato alla Commissione Finanze per cui Lombardo non ha potuto che ripromettere a Monti che si provvederà in via amministrativa.

Lombardo lascia e si prepara a vivere una vita da cincinnato del terzo millennio come gli avevamo suggerito da oltre 2 anni per evitare un’amara conclusione della sua vita politica. Una decisione sofferta ma, diciamolo chiaramente, anche se altri non lo dicono, che sembra essere stata imposta, sia pure con diplomatico garbo anglosassone dal Governo nazionale preoccupato di un possibile collasso economico della Sicilia, purtroppo non soltanto un’ipotesi se lo stesso Lombardo, nell’andarsene via, riuscendo ad evitare un dibattito che gli sarebbe stato pesante, ha ammesso che “il sistema economico siciliano presenta non poche criticità”.

Lombardo si ritiene vittima di “un’aggressione mediatica criminale” ma non lascia senza scoccare dall’arco la freccia intinta di curaro bossiano: “ La secessione” ipotizzando un distacco della Sicilia dallo Stato italiano, anche se consensualmente, indicando Malta come modello.

Ci si domanda allora se non sia il caso di commissariare la Sicilia per consentire alla Sicilia di ritrovare se stessa sull’onda di una Autonomia e di uno Statuto speciale che i politici attuali non riescono a rispettare e a fare rispettare.

Intanto Angelo Musco, il popolare comico catanese, conterraneo di Don Raffaele, dal suo angolino, che si è guadagnato in paradiso, se la gode pensando a quando, come egli amava rappresentare, assisteva uno zio canonico moribondo che ogni volta gli diceva:” Ti lascio, ti lascio….”. E, infine, all’apertura del testamento, nell’apprendere che la buona anima dello zio canonico gli aveva lasciato soltanto guai, ebbe a gridare: “Ti lascio, ti lascio…. e mi ha lasciato in mezzo ai guai”.

 

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