MA I CITTADINI EUROPEI SI SENTONO EUROPEI?
DI LIVIA SATULLO
I cittadini europei forse non si sentono ancora tali. Non tutti, persino, sanno di esserlo. Le specificità nazionali si impongono ancora come le uniche nelle quali ogni abitante dell’Unione Europea riesce a riconoscersi. È in questa particolarità, probabilmente, che risiede ancora il limite più grande dell’Unione, che vorrebbe affermarsi come un’istituzione sopranazionale ma che non arriva ancora a sensibilizzare i suoi cittadini al punto tale da farne dei cittadini nel senso classico del termine: cittadini che siano non solo soggetti a doveri ma che possano godere di diritti di cui usufruire direttamente.
Il trattato di Lisbona nel suo fine principale di promuovere le istanze democratiche dell’Unione ha introdotto, tra i diritti dei cittadini europei, la possibilità di iniziativa popolare per cui un milione di cittadini possono sottoporre una proposta di legge alla Commissione Europea. Tuttavia, tale disposizione rimarrà lettera morta fino a quando non verrà applicato il regolamento che dovrebbe stabilire le disposizioni concrete necessarie all’applicazione del regolamento. Il regolamento in questione è stato già pubblicato il 31 marzo.
In questo regolamento la Commissione ha stabilito che la proposta deve essere presentata da almeno nove paesi, cioè almeno un terzo degli stati membri. Le firme possono essere per via cartacea o elettronica. L’età minima per firmare deve essere l’età minima del voto alle elezioni europee. Le firme provenienti da ogni paese devono essere proporzionali alla popolazione. Le firme vanno raccolte nel raggio di 12 mesi. Raggiunta la soglia delle 300.000 firme viene attivato un controllo in itinere riguardante l’ammissibilità della proposta dal punto di vista giuridico.
L’iniziativa vuole diventare un vero strumento di democrazia partecipativa per spingere i cittadini a partecipare attivamente alla vita politica dell’Unione e a sentirvi davvero cittadini europei.
Le conclusioni della Commissioni devono passare ora al vaglio del Parlamento e del Consiglio. Lunedì 19 la Commissione Affari Costituzionali ha tenuto il primo scambio di vedute con il commissario Sefcovic, responsabile per la proposta. Ora l’iter legislativo può essere avviato.