MADONNA DELLA NEVE SULL’ETNA, CELEBRAZIONE NEL RICORDO DI LA PIRA

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI ANTONINO BLANDINI

 

 

 

Madonna-della-neve-2012.Web.jpgIn occasione della festa liturgica della dedicazione della basilica papale S. Maria Maggiore “ad nives” all’Esquilino e a cinquant’anni dalla celebrazione della memoria liturgica del Cuore Immacolato di Maria si è ripetuto sull’Etna l’annuale incontro di preghiera attorno all’edicola votiva della Madonnina delle nevi, posta vicino all’ex Casa Cantoniera e al Rifugio Sapienza, continuando la tradizione mariana iniziata nel 1951, all’indomani delle solenni celebrazioni del XVII centenario del martirio di S. Agata. Nell’agosto del 1962 i fedeli catanesi, guidati dall’allora arcivescovo di Catania mons. Guido Luigi Bentivoglio, che celebrò la s. messa sull’altarino dell’edicola della Madonna, implorarono dal Signore la felice riuscita del Concilio Ecumenico Vaticano II. L’altarino votivo della Madonna della neve fu costruito nel 1946 in suffragio dei giovani universitari catanesi della Giac caduti nella II guerra mondiale e fu visitato nell’immediato dopoguerra da don Giovanni Rossi, fondatore della pro Civitate Christiana, e dal cardinale Karol Woytila durante una delle sessioni conciliari. Nel 1983 l’altarino fu sommerso dalla lava e subito gli ex dirigenti diocesani di ACI decisero di ricostruirlo nei pressi, sistemando un nuovo simulacro di marmo bianco come la neve raffigurante la Madre di Dio che stringe a sé il Bambino Gesù. Anche oggi durante tutto l’anno tanti escursionisti si rivolgono alla Madonna prima di affrontare la salita al cratere centrale o le piste innevate del versante sud del vulcano attivo più alto d’Europa. E’ stata fedelmente riprodotta sull’arco della nuova nicchia la scritta in latino composta dal compianto priore della cattedrale di Catania, mons. Giovanni Maugeri: “Alma Dei Mater nive candidior filios tuere siculos”.

Anche quest’anno tanti fedeli, misti a turisti, gitanti ed escursionisti, hanno partecipato alla festa della Madonna della Neve attorno all’altare votivo mariano voluto dalla Gioventù di Azione Cattolica. La s. messa è stata celebrata dal delegato arcivescovile della cattedrale di Catania mons. Barbaro Scionti con la partecipazione dei sacerdoti salesiani don Felice Bongiorno e don Mauro Mocciaro del centro di formazione professionale dell’Opera S. Cuore in Catania-Barriera e don Giorgio Rossi, docente all’università salesiana di Roma.

Tra i presenti, i membri del comitato degli ex dirigenti diocesani della Gioventù Italiana Azione Cattolica. il luogotenente per la Sicilia dell’Ordine del S. Sepolcro di Gerusalemme, prof. Giovanni Russo e il preside della sezione catanese, avv. Giancarlo Scardillo, il componente della commissione cultura della Conferenza episcopale siciliana, prof. Giuseppe Rossi di Acireale.

Mons. Scionti ha evidenziato l’origine dell’edicola votiva mariana posta, alla fine della guerra, come segno di pace e luogo di preghiera sulla nostra montagna in vista della città, aperta alle vie del mare.

E’ intervenuto, quindi, l’architetto Salvatore Di Mauro, ex dirigente Giac e promotore della ricostruzione dell’altarino distrutto dalla lava, il quale sottolineando il significato del tema di quest’anno “Europa e nuove frontiere dei popoli e delle terre del Mediterraneo” in memoria della limpida figura del servo di Dio Giorgio La Pira, testimone di autentica fede cristiana, del solidarismo fraterno, della buona politica segno di carità cristiana e promotore esemplare di pace tra i popoli, “un siciliano cittadino del mondo”, tanto legato alla terra etnea, come testimonia il lungo soggiorno di riposo a Pedara, ospite dei salesiani del Collegio S. Giuseppe.

Ai presenti è stato distribuito un opuscolo, con la scheda biografica del “sindaco santo”, edito dalla Fondazione di Firenze, in cui sono evidenziati gli straordinari carismi e le esemplari esperienze di vita, di fede, di pensiero e di impegno politico di un cristiano autentico, profeta di pace nella carità e nella fraternità verso ogni uomo al di là di ogni barriera ideologica, costituente, deputato, innamorato della Madonna, docente universitario…Quest’<uomo della speranza in più> non a caso è nato a Pozzallo, sulle sponde del prodigioso mare che custodisce tante odissee. Adesso se ne attende la beatificazione, che presuppone un miracolo: ecco perché bisogna pregarlo, chiedendo la sua intercessione.

La mattina di domenica 12, una delegazione di alpinisti catanesi, parteciperà presso l’altarino votivo della Madonna delle Vette a Passo Gavia in Bormio alla s. messa, in occasione del gemellaggio con la Madonna sulle Montagne 

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Angeli e ratti (2013) Al filosofo Onfray<br /> <br /> “E l’Angelo del Signore li sgominò”, così è scritto, ma dalla versione assira dello stesso evento si sa ben altro: che non fu alcun angelo biblico a farli ritirare dal campo, bensì una torma di ratti che gli rosicchiarono corde di tende e di archi. Angeli, e chi sono questi messaggeri, forse di carne e ossa così come gli indigeni di Los Angeles, dei pellerossa, e molto provvidenziali nell’aprirti qualche dura porta, come già pare che accadde negli Atti di apostoli? Culto mazdaico vede angeli, demoni nell’aria, dove in definitiva di spiriti invisibili ci sono solo virus e batteri, tutt’al più una pioggia di neutrini cosmici; le apocalissi furono cosa persiana, sedimentatasi pian piano nella mentalità ebraica, e di chi ci tace molte cose nei suoi libri sacri tradotti in greco dopo Alessandro Magno. Non sono colui che non sono: laico, credo in valori umani, mi piace Terzani, ma molti altri chi non sono! Credono in angeli custodi o carcerieri, li pregano nel mercificato feticismo di reliquari. Ci mancano, allora, solo le lampade di Dendera o quelle strane pile di Baghdad a Sodoma e l’arcano è dato… La città fu sì inghiottita da fornace ardente, ma dov’era ubicata c’era un lago di asfalto, non di solo sale, di asfalto, ci dice Giuseppe Flavio in Guerra giudaica: quindi, con infiammabile deposito di natron e zolfo di cui si servivano dei faraoni, bastò una scintilla incauta e tutto scoppiò, accartocciandosi come già pensava Leonardo da Vinci, senza scomodare tanti fulmini dal cielo o persino dei meteoriti. E da archivio di tavolette di Ninive si scopre che il biblico Ariok di Ellasar fu Rim-Sin, un re di Larsa coevo di Tid’al l’Ittita, e quindi di Abramo, che ebbe una schiava egizia in epoca hyksos. Poveri Cristi, le donne! Umiliate, offese, vile oggetto: la Bibbia non mi piace, per quanto accentui una moralità come tatuata sul cuore; il secco vuoto si ripropone in chi, tollerando la schiavitù come certi islamici, è pronto a scagliarti la prima pietra in nome di un’immacolata concezione delle cose e del peccato. E in tanti si son ubriacati di cattiverie persino dette da un Noè nudo, allorquando ti maledì Canaan, uno che manco era nato ai tempi dell’arca famosa. E non è si stanchi di lasciarsi trascinar nel pigia pigia del versetto su versetto, di annegare la coscienza di un limite in una sorta di tino d’iracondia, come quello a sbalzo nel calderone celtico di Gundestrup? La filantropia, come la solidarietà con i più deboli, è un dovere morale, non religioso, e la vera carità non è elargire il solito soldino, ma fare in modo che lo sfortunato abbia di che sostentarsi. Che ci si metta a riflettere come una capra tra cavoli, poi non si campa: bisognerebbe riscrivere verità. Ma realtà storiche non vanno romanzate da misogini, devono arricchirci di bellezza. Non me, nell’Era spaziale, si ricerchi per parlar dantescamente di cieli costellati da erculei arcangeli e sottostanti dragoni; d’inferni e di purgatori protratti in Terra da cosiddetti santi inquisitori ne son pieni libri e, francamente, ne ho piene le tasche.
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