PADRE PIETRO MARIO MARZO IL PRETE DEI POVERI E DEI BISOGNOSI
STRAORDINARIA PARTECIPAZIONE DI POPOLO AI FUNERALI CELEBRATI ALL'IGNATIANUM
Se n’è andato, in religioso silenzio, da tempo raccolto nella preghiera ed è, oggi, Cielo purissimo, ed è sempre più luce splendente per i tanti, i tanti fedeli che accorrevano nel piccolo suggestivo tempio di Gesù Bambino delle lacrime, in via S. Giovanni Bosco a Messina, sempre più numerosi per ascoltare, attenti, quelle riflessioni che, all’omelia, irroravamo, come rugiada i loro cuori.
Padre Pietro Mario Marzo, originario di S. Pietro Niceto, era il Padre spirituale del nostro Direttore, già all’allievo di Sant’Ignazio, cresciuto ed educato in quell’Istituto, in piazza Cairoli, a Messina, fiore all’occhiello dell’architettonica messinese, del dopo terremoto e, dopo la guerra, cinicamente abbattuto dalla barbarie di politici espressione di un sistema speculativo edile che non risparmiava nemmeno la sacralità dei luoghi. Eravamo in tanti, in tanti, ad accostarci all'Eucaristia, in quella chiesetta "Parva sed apta nobis", là dove Padre Marzo ci esortava a non perdere la speranza insegnandoci a pregare come San Luca, nelle sue cronache evangeliche, diceva essere stato Gesù ad indicarne le linee:"Bisogna sempre pregare e mai venir meno quelle preghiere".
Era, Padre Marzo, il nostro Maestro, pronto ad ogni momento ad educarci ad essere imitatori del buon samaritano per amare il nostro prossimo come noi stessi. Le sue riflessioni toccavano i cuori dei fedeli che rifiorivano di fede, di speranza per l'arrivo di una Crociata del terzo millennio da combattere, predicando il Vangelo, da novelli apostoli e missionari.
Nella Chiesa dell'Ignatianum, inverosimilmente affollata di fedeli di ogni estrazione sociale, è stato reso l'estremo omaggio al sacerdote che era stato nostro Pastore e guida. Un pebliscito di affetto, di amore, di fede, come raramente accade in questa nostra amara Messina. Ed è stato ridare la vita Padre Marzo che diceva sempre che "Nessuna muore su questa terra se vive nel cuore di resta" ed invocava "O Signore, insegnami a non lasciarmi sopraffare dall'ansia e dalla fretta, insegnami ad unire la serenità all'impegno, lo zelo alla pace. Aiutami, quando inizio perchè è allora che sono debole e soprattutto completa Tu ciò che manca alle mie opere. E quando gli altri neppure sapranno che tu esisti, Signore, allora sarò io ad aspettarti. Quando nessuno ti porterà un fiore che non sia di pietà, e gioia nessuna, altri allora siederanno insieme a tavola e dividere quel nulla che ci sarà d'avanzo".
Ed è particolarmente significativo il nobile necrologio dei fedeli Crescenti sul quotidiano locale espressivo di quanto tutti noi avremmo voluto dire nel ricordare Padre Marzo:" Sono qui Padre Marzo, così sussurravo per aprire la sua piccola porta di quella piccola stanza, di quella piccola Chiesa. Subito la grande luce del suo sereno sorriso, si apriva il suo grande cuore straripante sempre e per tutti di un grandissimo fiume che inondava di amore, di bontà e di umiltà a donare sollievo e dimora all'animo errante. Da lassù come in vita, continui La prego, a essere puro riflesso della luce Divina, faro di vita e di fede". Arrivederci Padre Marzo, là dove, liberi dalle umane miserie, dalle gelosie e dalle invidiuzze, dalle distorsioni umane, ci ritroveremo presto e saremo anche allora, genuflessi a dissetarci innalzando il calice delle sue esaltanti riflessioni. Grazie per quanto ci hai dato, grazie per quanto ancora ci darai, grazie.