UN GOVERNO FORTE PER SALVARE LO STATO
DI CARMELO GAROFALO
I fischi al Vescovo di Brindisi ed ai politici, e all’Inno di Mameli allo stadio di Napoli, sono un segnale inquietante della rabbia della gente, una rabbia che trae origine dal drammatico disagio economico e sociale che ci impone inumani sacrifici, che è alimentata dal quotidiano notiziario di aggressioni, di suicidi, di violenze, di ruberie e di sperpero di denaro pubblico, di appropriazione da parte di partiti e dei loro esponenti di fondi distribuiti con il paravento di rimborsi elettorali e di incentivi all’ editoria, cioè ai giornali di partiti, ed ancora alla paralisi dell’imprenditoria, con migliaia e migliaia di aziende al collasso, con conseguenti livelli rossi di disoccupazione che per i giovani raggiunge e supera il dato allarmante del 50% se si tiene conto dei tanti giovani che si sono aggrappati, non trovando lavoro, ad una laurea triennale, prodotto triste di politici che hanno sconquassato il Paese, depredandolo di ogni bene, determinando addirittura un clima di insofferenza e di ribellione nel quale riprendono vigore gli anarco-insurrezionalisti, gli eredi delle Brigate rosse, i malviventi senza onore e senza ideali, emuli artigianali di Al Qaeda, che seminano terrore e morte.
V’è unanime sdegno, v’è orrore, v’è tanta rabbia per la bomba di Brindisi che ha fatto strage di anime innocenti uccidendo un angelo sedicenne di studentessa, ferendone gravemente altre sei, e che avrebbe potuto fare un macello se fosse esplosa cinque minuti dopo, come cinicamente programmato, al momento dell’ingresso in massa della scolaresca nella scuola intitolata al nome glorioso della moglie di Giovanni Falcone, uccisa nella strage di Capaci vent’anni or sono.
Come allerta prontamente il giudice Morvillo, fratello di Francesca e cognato di Falcone che invita “a colpire i legami con la politica degli attentatori responsabili dell’atto intimidatorio, come a Capaci e in Via D’Amelio”.
A Palermo, quindi, scatta, lo stato di allerta per tutte le scuole e le manifestazioni programmate per il 23 maggio, anniversario ventennale proprio della strage di Capaci con la partecipazione del Presidente della Repubblica Napolitano e del Presidente Monti.
E se il Ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, definisce il mostruoso attentato “un fatto anomalo e complesso che desta davvero una grande preoccupazione”, ed adotta con mirata professionalità misure mirate il più possibile alla sicurezza, il Ministro Profumo esorta: “ragazzi, non cedete. Bisogna tornare a scuola. Lo Stato deve vincere, non può perdere”.
Ed ancora il Capo della Polizia, Manganelli è categorico nell’assicurare che non sarà data tregua ai criminali ed il Procuratore Generale antimafia, Grasso insorge per essere stati colpiti tanti innocenti e per denunciare il brutale obiettivo di chi ha ucciso mirando al terrore.
Su tutti si leva solenne il monito e la preghiera del Santo Padre Benedetto XVI e l’esortazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti ad “essere uniti contro l’eversione”.
Ed è anche con la certezza espressa dal Magistrato Mantineo che “né Magistratura né Forze dell’ordine si faranno intimidire”, che gli italiani tutti, svincolandosi dai nodi dei partiti politici e dei sindacati e dai parolieri di professione, stanno dando prova di omogeneità ed è un esplodere di iniziative, da fiaccolate simboliche all’invito ai politici a tacere, a gridare sul web rabbia ed orrore, a chiedere che si dica basta ad una Repubblica che minaccia di affondare per non aver saputo i partiti ed i loro leaders, attuare una politica costruttiva eticamente sana, disperdendosi nei fiumiciattoli maleodoranti della discordia, del gossip, dell’arraffatutto , dell’odio sociale, del disprezzo del popolo così detto “sovrano”, ma considerato servo, delle liti da cortili e della vacuità di provvedimenti da adottare per il bene comune.
Ecco perché al Presidente Napolitano ed al Presidente Monti si chiede di non mollare.
Occorre che un Governo al di sopra dei partiti politici che hanno fallito continui a governare fino a quando tra i partiti non si arrivi ad una tregua istituzionale di pace e di civiltà che onori la Repubblica e la democrazia, ma sia un Governo forte, democratico quanto si voglia, ma forte, democraticamente autoritario, che ascolti i partiti, ma decida autonomamente per il bene del Paese e di tutti noi.
L’Italia torni ad essere maestra di civiltà e di creatività produttiva, pervasa da quello spirito cristiano che è alle radici dello Stato, abbandoni le strade tortuose che hanno condotto allo sfacelo di oggi.
Per evitare che dal dissesto economico, dal collasso sociale, dalla bomba frutto di azioni terroristiche o mafiose o di scellerati criminali isolati e dai fischi al Vescovo si arrivi alla rivolta sociale di un popolo che ha il diritto di gridare “basta! Se questa è la democrazia, tenetevela pure”.