URGENTE L'INTERVENTO DEL COMMISSARIO CAMA PER RISANARE LA SITUAZIONE ECONOMICA DEL CUS DI MESSINA.
LIVIA SATULLO
31 mensilità non pagate. Qualcuno è più fortunato e ne avanza solo 21. Qualcun altro anche più di 31. Sono sei i dipendenti del CUS Messina che possono vantare un simile credito nei confronti del Centro Universitario Sportivo della nostra città, ma solo cinque che protestano: Gallinari Marco, Gangemi Giuseppe, Nicosia Lorenza, Scattareggia Giuseppe e Spadaro Antonino . La loro condizione è solo l’ultima manifestazione, la più evidente e scandalosa, del completo dissesto finanziario che investe l’ente cittadino da almeno sei anni. Con la vecchia amministrazione del Presidente Jaci erano già 18 le mensilità da pagare a Gallinari, Gangemi, Nicosia, Scattareggia e Spadaro e nel 2009, per loro, la prima protesta. Un accordo raggiunto, che prevedeva che il CUS si impegnasse a pagare due mensilità in più al mese, aveva sedato gli animi, allora ancora fiduciosi. Contestualmente, la promessa era sembrata più verosimile data la sostituzione del Presidente con un commissario, l’attuale commissario Sergio Cama, nominato su suggerimento dal Rettore dell’Università di Messina. La situazione non è cambiata: negli ultimi due anni di commissariamento questi impiegati , che lavorano con un contratto a tempo indeterminato, hanno continuato ad accumulare mensilità non pagate. Eppure, a quanto pare, il Commissario trova i soldi per pagare atleti, tecnici e preparatori atletici della squadra di basket del CUS, quest’anno in serie C1 e, cosa ancora più paradossale, sta attualmente pagando dei dipendenti che sostituiscano quelli ormai da una settimana in sciopero.
Attualmente il CUS ha una situazione debitoria di più di 3 milioni di euro. Teoricamente incaricati di presentare un programma di risanamento, i commissari Cama e Melai hanno dichiarato in un comunicato la loro impossibilità di presentarlo a causa “della riduzione che ha subito il contributo statale e quello degli Enti pubblici per la pratica dello sport, oltre le difficoltà nell’attuazione, di alcuni punti cardine del Piano da parte dell’Università”. Non fosse che, ribadiscono in coro i dipendenti del CUS in una replica alla nota dei commissari, “i contributi statali di cui parlano i commissari sono concessi solo ed esclusivamente a seguito di rendicontazione e (…) pertanto non producono alcun utile da poter destinare al famoso disavanzo di gestione” non è solo questo. “Un commissario dovrebbe o risanare la situazione dell’ente o decidere di liquidarlo”, sostiene Giuseppe Gangemi. “Ed invece, noi abbiamo un nuovo Presidente, non un commissario”, completa la sua collega di sventura Lorenza Nicosia, alludendo al comportamento del commissario Cama che, piuttosto che risanare la situazione finanziaria del CUS, continua ad amministrarlo come ne fosse il Presidente eletto.
La questione però, è ancora più ingarbugliata di quanto possa sembrare. Basti pensare che la cittadella universitaria è stata travolta da questo scandalo e si è ritrovata chiusa per un paio di giorni. Cosa c’entri la cittadella universitaria messinese, facente capo a UnimeSport con il CUS Messina è presto detto, anche se,a rigor di logica, incomprensibile. Unimesport si avvale del lavoro di impiegati del CUS, come tecnici e non solo, attraverso una convenzione tra i due enti, per gestire gli impianti della cittadella, dato che, altrimenti, non avrebbe possibilità di fare contratti per suddette mansioni. L’interrogativo più grande, tuttavia, è un altro ed affonda le radici nell’impossibilità di comprendere quale compito spetti ad Unimesport e quale al CUS. In tutte le altre università d’Italia, gli atenei si avvalgono direttamente dei CUS per quanto riguarda le attività sportive. La creazione di Unimesport, unica nel suo genere, ha qualche cosa di estremamente ridondante, dal momento che le sue competenze potrebbero essere meglio assolte, sia per efficienza che semplicità ma soprattutto per risparmio di risorse, dallo stesso CUS.
Università, Commissario, CUSI? Chi sia il responsabile della disastrosa situazione attuale è difficile dirlo. A rigor di logica, l’Università non dovrebbe avere molto a che fare col CUS, non fosse che il Commissario incaricato è stato indicato dall’Università. In linea di principio, il CUSI non può dirsi responsabile di nulla dal momento che i CUS sono degli enti autonomi dal CUSI, non fosse che è stato il CUSI responsabile del commissariamento del CUS Messina. Teoricamente, non si potrebbe nemmeno imputare una situazione così deteriorata da tempo ad una sola persona, cioè al Commissario Cama, non fosse che la sua attività degli ultimi due anni non ha fatto registrare alcuna ripresa all’interno del CUS e nemmeno un piano di risanamento è stato varato.
Il 2011 è stato chiuso con debiti accresciuti eppure a maggio del 2012 la nostra città è riuscita ad ospitare, dignitosamente, i campionati universitari nazionali. Tutto questo grazie, ancora una volta, al lavoro , o piuttosto alla beneficienza, non solo dei volontari – più di 200 giovani che ancora aspettano di essere pagati – ma anche degli impiegati del CUS che hanno lavorato, anche questa volta, gratuitamente. “Avremmo potuto fare un’azione mediaticamente più forte in quell’occasione ma non abbiamo voluto”, dice Giuseppe Gangemi.