I DOVERI DEL GIORNALISTA PER IL RISPETTO DELLA VERITA’ E DELLA DIGNITA’ ALTRUI
DI CARMELO GAROFALO
Che una famiglia, duramente colpita da fatti delittuosi, debba invitare a chiedere il rispetto al lutto dei suoi componenti, ed ala discrezione ed alla intimità degli stessi, è un fatto che induce a riflettere sul modo come si esercita oggi il diritto-dovere di “informare”.
“informare” è il fornire notizie utili o funzionali”.
Ed è il giornalista, professionalmente abilitato ad informarsi per informare, a dover fornire al lettore ed al radio-telespettatore le notizie “utili e funzionali”.
Al di fuori di queste regole non v’è giornalismo, vi è il “chiacchiericcio” da cortile con “comari” che, nei cortili, al pari delle oche che starnazzano sul terreno, si scambiano notizie “non utili né funzionali”.
E su un morto sbattono le ali della loro cattiveria attingendo all’albo storico della sua vita, delle sue origini, del suo passato, dei suoi errori, non tenendo conto che dietro il morto vi è una famiglia da rispettare.
L’operatore di comunicazione, lasciato libero a pascolare nei prati inveleniti delle “rubriche” radio-televisive o nei campi sterminati delle diavolerie internet, non è un giornalista, è un “conduttore” che per l’audience che fa gola ad avidi impropri editori o per personali risentimenti e antipatie, o per sfogare il suo malanimo irrorando veleni, viene meno ai doveri del giornalismo la cui libertà di informazione è garantita dalla Costituzione e per la cui tutela è stato istituito l’Ordine professionale dei Giornalisti on il principio fondante “del rispetto e della dignità altrui”.
Un principio che, se fosse osservato, non costringerebbe le vittime di tragedie come la donna ticinese brutalizzata e trovata cadavere nel Lago di Como, a lanciare un accorato appello per chiedere che “siano rispettati, il nostro lutto, la nostra discrezione e la nostra intimità”.
È con la condanna della gogna mediatica che l’Ordine professionale dovrebbe severamente attenzionare per tutelare la libertà dell’informazione “nel rispetto della verità e della dignità altrui” ma anche per tutelare il rispetto della professione, l’immagine e l’identità del giornalista.