IL PAPA, IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, LA REGINA D’INGHILTERRA ED I POLITICI
DI CARMELO GAROFALO
Un milione di persone rendono omaggio al Santo Padre a Milano, una folla plaudente attorno al Presidente della Repubblica ed alle forze militari e civili a Roma, un milione di persone lungo le rive del Tamigi per festeggiare i 60 anni di Regno di Elisabetta d’Inghilterra, sono la più eloquente risposta data dai “sudditi” d’Italia e di Gran Bretagna.
E suona il de profundis dei partiti e dei politici che non sono più espressione di quelle saggezze, di quella passione che sono state le caratteristiche fondanti di chi si dedicava alla politica con spirito di servizio con umiltà e con valenza creativa , intellettuale e solidale.
La parata militare del 2 giungo non è una festa: è un rito che solennizza un evento costituzionale che merita il rispetto di tutti gli italiani, anche di quanti lo abbiano sofferto in nome di una democrazia che sarebbe la forma ideale di governo di un Paese civile.
Solo se chi governa sappia governare, sappia farsi amare dai cittadini che lo hanno eletto, cioè “delegato”, e governi per il bene comune e non per oscuri interessi personali o di parte.
Ecco perché ha ragione il Santo Padre ad invitare i politici “a farsi amare dai cittadini e ad operare per il bene comune” ed ha ragione il presidente della Repubblica a dolersi di quanti, strumentalizzano il devastante sisma che ha colpito l’Emilia, innestando sterili e demagogiche polemiche.
Le riflessioni che ne conseguono, però, sono d’altra corteccia.
Il perché della polemica, di una polemica che è un mito in onore delle forze armate paramilitari e civili, che operano in silenzio e col rischio della vita dei loro componenti, al sevizio della Patria per la sicurezza dei cittadini e per sostenere la pace nel mondo.
Però, è questo il nocciolo, gli italiani che lavorano, che producono, che votano per eleggere i loro delegati, pardon, gli “onorevoli” deputati, comprendono l’essenzialità del rito e, infatti, imponente è stata la loro partecipazione alla parata del 2 giugno, alla celebrazione a mezz’asta della cosidetta “festa” della Repubblica.
Alla quale erano assenti molti politici che si sono riempiti la bocca di belle parole per guadagnarsi le simpatie, da tradurre in voti, dei terremotati, o assentatisi silenziosamente perché consapevoli che gran parte di loro è responsabile di aver tradito il principio fondante della Costituzione, “il lavoro”, che viene a mancare sempre più in questa Repubblica che è da rifondare, da rigenerare, da tornare a fare amare dai cittadini che si sono disaffezionati da questo modo di far politica, ed è questa la vera offesa al popolo italiano.
Sia l’ora della riflessione, del pentimento, del riscatto, e dalla prossima tornata elettorale si mandino a casa tutti e si eleggano persone degne, immuni dal vizietto della corruzione e dell’affarismo, mandare a casa i politicastri che si sono resi responsabili dello tsunami economico e sociale che rappresenta la bancarotta fraudolenta di quegli amministratori d’azienda che falliscono e vengono giudicati e condannati.
Ma vi sarà pure un giudice a prenderne atto in questa Repubblica terrena?
Nel tempo sarà la giustizia divina a tenerne conto.