LO SPLENDIDO ISOLAMENTO DELLA CITTA’ ECOMOSTRI ED ECOPASS
Dagli ecomostri all’ecopass, Messina è la più creativa per far denaro, costi quel costi.
Dalle brutture che deturpano quella che era la più bella e la più fascinosa “circonvallazione” d’Italia, al “contestato” pagamento chiesto ad auto ed a mezzi pesanti che attraversano lo Stretto, in arrivo ed in partenza da Messina.
Mentre da Palermo a Catania, da Gioia Tauro a Riposto tutti si contendono l’approdo nei loro porti di navi con auto e mezzi pesanti, Messina cerca di evitare di essere infastidita da un movimento che, con amministratori e imprenditori intelligenti, poteva essere una risorsa economica di particolare valenza.
Palermo e Catania dimostrano che lungo le arterie attraversate da auto e mezzi pesanti diretti verso i rispettivi porti, è fiorita una rigogliosa attività commerciale, con negozi di souvenir e di prodotti tipici, bar, trattorie, ristoranti e alberghi a quattro stelle!
Villa S. Giovanni docet: era un modesto borgo della ridente Reggio Calabria ed oggi, attraversata 24h su 24h da fiumi di mezzi motorizzati, è divenuta una tra le più pulsanti città calabresi, opulenta di strutture alberghiere a 4 stelle e di un cospicuo numero di esercizi commerciali e turistici.
L’ecopass, se dovesse rimanere in vita dopo il primo mese di esperimento, porterebbe fatalmente ad un dirottamento del traffico motorizzato ai porti di Gioia Tauro, Milazzo e Riposto, abbandonando Messina ad uno “splendido” isolamento.
Non hanno capito gli amministratori che, sia da S. Francesco, con gli svincoli di Annunziata e Giostra, sia da Tremestieri, con il “balbettante” porto decentrato, realizzando nelle aree limitrofe ampi centri commerciali, alberghi e ristoranti, bar e luoghi di divertimento, si sarebbe alimentata positivamente tutta l’economia messinese. Ma che cosa si può sperare in una città che, prima o dopo, realizzato il Ponte sullo Stretto,non essendo stata ancora ridisegnata quella che dovrà essere la città dopo il Ponte. sarà la città ideale per pregare, riflettere, meditare sugli errori di tutti, sugli arricchimenti illeciti a spese della comunità e, quindi, tutti in piazza, a piedi, a giocare, come si diceva un tempo “a petri piatti”.