TRIONFA "L'ANTIPOLITICA" PER LE CARENZE DELLA "POLITICA"
DI CARMELO GAROFALO
Chiamano “antipolitica” la sempre più dilagante voglia del popolo italiano di una svolta storica nella vita democratica del Paese.
La gente non lo dice più sottovoce dopo che si è vista tradita da una “politica” nella quale aveva ciecamente creduto ed a nome della quale si sottoponeva volentieri a qualsiasi sacrificio pur di salvare la democrazia.
Ma quando ci si è accorti di essere strumento di una “casta” che, emarginando i politici doc, protagonisti espressione di saggezza e di trasparenza, ha pensato ad assicurarsi fastosi privilegi e, talvolta, come vien fuori sempre più, giorno dopo giorno, a depredare lo Stato gestendo fondi pubblici destinati ai finanziamenti ai partiti, mascherati da rimborsi elettorali, come se fosse roba propria, guadagnata con il sudore della fatica del meccanico o dello statale o dell’intellettuale, gli italiani che sono buoni, pecorelle docili, ma non conigli selvatici, hanno iniziato il cammino del loro riscatto.
Sono a pensarlo gli stessi leader dei partiti che hanno dovuto cedere il passo ad un governo democraticamente anomalo, ma necessario per salvare il Paese.
Il più preoccupato sembra Bersani del Partito Democratico che, contrariamente alla Lega e all’Italia dei valori, non intende rinunciare ai contestati rimborsi elettorali a teme che i vecchi partiti vengano spazzati via dalla cosiddetta antipolitica.
L’antipolitica si riassume nel Movimento di Beppe Grillo, il comico elevato a politico soprattutto dallo schieramento del quale fa parte Bersani.
I sondaggi sono di estrema chiarezza: alle spalle del Pdl e del Pd, che hanno frenato la loro marcia dominante, avanza proprio il Movimento di Grillo con un 7,2% che scavalca perfino la Lega. Ma la forza dominante è quella degli astensionisti che, nauseati di una politica ingannevole e fallimentare, sono orientati a non andare a votare ed il 23% voterà certamente per partiti che non sono oggi rappresentati in parlamento. Occorrono, quindi, partiti nuovi, uomini nuovi.
Il vecchio, quindi, da riporre negli scantinati, se non nei cassonetti. Il nuovo che avanza non è antipolitico. E’ un giro di boa perché la nave della politica “doc” dirottata dai “pirati”, riprenda la rotta della politica i cui principi fondanti sono il bene comune, il servire e non pretendere di essere serviti e venerati dal popolo in miseria accecato dagli splendori dei fastosi privilegi autoattribuitisi dagli “assunti” al potere, onestà, trasparenza, fare, non dire, costruire, non rosicchiare e demolire.
Le amministrative di Palermo daranno un segnale ben preciso della volontà di un popolo di riprendersi quello che è suo, sottraendolo ai ladri e agli avventurieri, affidando a chi, nel nome di Dio e della Patria, sanno essere silenti ed umili servitori dello Stato.
E’ vero quanto, con la saggezza degli anni e con l’onestà del suo DNA, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dice dei partiti “che non sono il regno del male, del calcolo particolaristico, e della corruzione, ma è urgente estirpare il marcio”, sia pure senza però fare di tutta l’erba un fascio. Guai a demonizzare i partiti, a rifiutare la politica. Non bisogna dimenticare gli esempi passati e presenti di onestà e serietà politica e di personale interesse”.
Non si può non essere d’accordo con il Presidente Napolitano del quale noi accostiamo la personalità espressiva dei più esaltanti valori umani e politici a quella di Pancrazio De Pasquale che in Sicilia è stato proprio apostolo di “onestà e serietà politica e di personale disinteresse.
Ma oggi caro Presidente, non è più così. Dalla Padania alla sciagurata situazione dell’Assemblea regionale siciliana inquinata per un terzo dai suoi componenti indagati e o arrestati, e non è escluso neanche il Governatore in carica, e che continua a mantenersi in vita grazie alla mancanza di provvedimenti di scioglimento, che deve essere adottato, come vogliono i siciliani che si allontanano sempre più dalla politica, come la si intende oggi, dal Governo Monti , dal Ministro dell’Interno Cancellieri e dal Commissario dello Stato.
Per poter ridare credibilità alla politica l’ultimatum di D’Alema al Governatore Lombardo è un segno della pericolosità della situazione siciliana.
Dalle amministrative di Palermo è probabile che arrivi un segnale più forte dal popolo della terra dei Vespri.
Per l’Italia tutta, perché, come giustamente annota il Capo dello Stato, i partiti non sono il male assoluto ma è la loro architettura da rivedere.
E’ perfino Casini a dire basta “con le vecchie carcasse”. Occorrono partiti nuovi, uomini nuovi. Occorre rinnovare tutta l’impalcatura politica che minaccia di crollare miserevolmente. Basta con i soldi ai partiti e all’editoria e si pensi a ridurre il debito pubblico per non lasciare alle giovani generazioni una paurosa eredità.