TURISTI DELUSI A MESSINA: COSA MANCA A QUESTA CITTA’?

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI LIVIA SATULLO

Cosa manca a questa città? Il sole lo abbiamo, il mare lo abbiamo, la natura è florida, la gente è allegra. I turisti che pensano alle nostre terre, oltre a collegare alla Sicilia il termine mafia – stigma del quale difficilmente ci si può liberare -, immaginano un  paradiso terrestre, fatto di caldo, cielo blu e mare trasparente. Una visione probabilmente deformata da un immaginario troppo ingenuo e generoso. E, sfortunatamente, una visione che viene presto smentita, il più delle volte brutalmente, dalla realtà che questi turisti, stranieri ed italiani, si trovano a dover fronteggiare appena approdati nella rigogliosa Zancle.

 “Minchia c’è una città”, ho sentito esclamare qualche giorno fa in tram essendovi salita dopo una discreta attesa alla fermata. Mi sono voltata incuriosita verso il mare e l’ho vista. Ogni giorno, in queste calde giornate estive, una nave diversa si ancora al porto. Si tratta di imponenti navi da crociera, di diverse bandiere, fanno a gara a qual è la più grande e più ricca: sono enormi grattacieli galleggianti che superano in statura i palazzi della città. I turisti che le popolano sono delle più svariate nazionalità: spagnoli, inglesi, tedeschi molto spesso francesi, persino russi.

Mettiamoci per un attimo nei panni di questi sbarcati. Cosa offre questa città? Che livello di vivibilità garantisce in quanto turisti? Il caldo non aiuta, li vedi girare sofferenti per le strade, disorientati e sfiniti. Il centro è piccolo, camminare a piedi si può. Ciò non toglie che un turista che passa tutta la giornata a Messina potrebbe avere voglia di andare a Faro. Il Pilone, per le sue eccezionali peculiarità paesaggistiche e naturalistiche, è un’importantissima potenzialità turistica della nostra terra. Forse la più importante. Nessuno sembra averlo capito. Che dovrebbe fare il turista tedesco per raggiungerlo in tempi dignitosi che gli permettano di approfittare tanto delle bellezze naturali del mare messinese che della città? Prendere il 79? Di certo non gli basterebbero le poche ore a disposizione. Bene, ignaro anche della possibilità di raggiungere il punto estremo della Sicilia orientale, il nostro malcapitato turista si ritrova in Piazza Duomo e, dopo aver ascoltato il campanile a mezzogiorno, decide di fare un giro turistico col pullmino. Non fosse che per raggiungere il belvedere cittadino attraversa le zone più caotiche della città e persino discretamente degradate, per approdare ad un belvedere che però esso stesso non è tanto una belle vue . Degrado, sporcizia, caos, clacson, inciviltà e disservizi. Un turista, che poi non conosca almeno i rudimenti della lingua italiana, cosa conserverà della nostra città? L’allegria strafottente dei commessi e la disponibilità inconcludente dei passanti, entrambi impossibilitati ad esprimersi in una lingua che egli comprenda? Dov’è l’inventiva imprenditoriale per vendere la nostra terra? Le nostre bellezze? Ma anche la nostra arte? La nostra cucina? Il nostro folclore? Sono gli immigrati che vendono i carretti siciliani in Piazza Duomo?

Cosa conserverà il turista della nostra città? Partirà magari senza aver visto il mare. Si arrenderà prima, molto prima che un leggendario 79, di cui il poveretto non vede avvisi di arrivo e di attesa, passi. Perché un autobus in Germania non sono di certo abituati ad aspettarlo come Godot.

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